Recensioni - Opera

English National Ballet in Manon a Parma: la tradizione continua con successo

Prosegue su altissimi livelli la rassegna Parma Danza

Dopo il grandioso inizio con Petrushka e l’Uccello di fuoco, il Regio di Parma ha proposto un altro titolo famoso quanto poco rappresentato: Manon.
Idealmente lo stile del balletto britannico è stata la riposta a quello di Diaghilev, ovvero il ritorno al balletto a serata unica; ecco quindi come legare con un filo invisibile le due serate. I coreografi inglesi infatti sono stati per l’occidente quello che Petipa è stato per il balletto imperiale russo: Ashton, MacMillan, Tudor e Cranko altro non si rifanno che alle idee del famoso coreografo francese che alla fine dell’Ottocento è stato portato in palmo di mano dagli zar e da Vzevoloksy, allora direttore dei teatri imperiali. Certo lo stile non è nemmeno lontanamente paragonabile, ma l’idea di base che sottende la produzione è certamente la stessa. Le stagioni di Diaghilev avevano riscosso successo perché il pubblico era stanco dei balletti lunghi, ma negli anni ’60-‘70 c’è stata una inversione di tendenza e quindi i coreografi sono tornati ad ispirarsi alle storie scritte nel passato.
 

Manon è stata rappresentata per la prima volta a Londra a Covent Garden col Royal Ballet il 7 marzo 1974: gli interpreti principali erano Antoinette Sibley, Anthony Dowel  e David Wall.
Dei sei balletti a serata intera di MacMillan (Romeo e Giulietta, Anastasia, Manon, Mayerling, Isadora e Il Principe delle Pagode) Manon è, insieme a Romeo e Giulietta, uno dei più rappresentati ed anche rappresentativi del suo stile “scivolato” e “non finito”: la fine di ogni passo è l’inizio del successivo, ecco perché per riuscire in questo stile molto particolare bisogna davvero padroneggiare fino in fondo la tecnica accademica classica.

Il balletto, tratto dal racconto Histoire du Chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut dell’abate Prévost (1731), racconta la storia della giovane e bella Manon che fugge con il Cavaliere Des Grieux, poco prima di essere portata al convento al quale è destinata, a meno che non accetti la protezione dell’anziano e ricco uomo di mondo Guillot de Morfontaine propostole da suo fratello Lescaut.
Il vecchio seduce la giovane ragazza regalandole gioielli e splendidi abiti, per cui Manon decide di lasciare Des Grieux, con il quale era andata a vivere a Parigi, per divenire così l’amante di Guillot de Morfontaine.
I due giovani però poi si rincontrano ad un ricevimento, dove De Grieux ricorda a Manon il loro amore, ma la giovane, ormai avvezza ai gioielli e ai begli abiti, si dichiara disposta a seguirlo solo se l’amato vincerà a Guillot de Morfontaine una grossa somma di denaro.
Per farlo riuscire nell’impresa, Manon consegna a Des Grieux delle carte truccate. La fortuna arride a De Grieux, arrivando però ad insospettire l’anziano protettore di Manon.
Scoperto ad imbrogliare, il giovane fugge portando con sé Manon nel loro vecchio nido, ma i due sono presto raggiunti dalle guardie guidate da Guillot de Morfontaine che arrestano Manon.
Manon viene deportata nella colonia francese della Louisiana seguita da Des Grieux fino alla morte di lei. Anche qui però la giovane, a causa della sua straordinaria bellezza, attira le brame del carceriere con il quale passa una notte d’amore pur di essere ricompensata con dei gioielli. Des Grieux uccide il carceriere e fugge con Manon. Nel deserto, ormai morente, Manon rivede scorrere nel suo delirio i fantasmi del passato e muore fra le braccia di Des Grieux dichiarandogli per l’ultima volta il suo amore.

La storia originale viene mantenuta dal coreografo fin quasi alla fine (eccetto per il fatto che Manon muore prima di imbarcarsi per la Louisiana), ma MacMillan rende la figura femminile meno avida e più umana. Il balletto inglese infatti, oltre ad essere famoso per il suo “humor” (per lo più tipico dello stile di Ashton), inizia un cammino che va al di là della semplice rappresentazione scenica e scava nella psiche dei vari personaggi, per arrivare poi ai drammi psicologici di Tudor.
Per la serata del 10 maggio gli interpreti principali sono stati: Elena Glurdjidze (Manon), Arionel Vargas (Des Grieux) e Zhanat Atymtayev (Leascaut). Se Zhanat Atymtayev è stato inizialmente poco sicuro nella tecnica di giri, bisogna poi dire che nei successivi passi a due è stato un partner davvero eccezionale, arrivando, insieme a Elena Glurdjidze,  a commuovere il pubblico nella scena della camera da letto. Lei è stata davvero magnifica, sia per la tecnica che per l’interpretazione della scena finale della morte sopraggiunta prima di imbarcarsi sul battello per essere deportata in Luoisiana. Convincente anche Arionel Vargas nel ruolo del protettore di Manon, con una mimica facciale e una gestualità decisamente al di sopra dei classici cliché.
In generale comunque il corpo di ballo femminile è sembrato di livello superiore rispetto a quello maschile che ogni tanto era sfasato: le donne hanno reso perfettamente i pezzi a canone di MacMillan, mentre gli uomini non sempre erano coordinati. A loro discolpa c’è da dire che non sempre la musica era di facile utilizzo, anche se la partitura musicale dovrebbe essere un po’ il pane del ballerino. A questo proposito bisogna infatti dire che se Petipa poteva avvalersi di uno straordinario musicista quale era Tchaikiovsky, non così accade per il balletto inglese che deve sopperire in altro modo alla mancanza di artisti locali. Fatta eccezione per Britten infatti, risulta difficile citare altri nomi di musicisti inglesi che abbiamo composto per il balletto. E così MacMillan altro non ha fatto che “commissionare un collage musicale” a Massenet: l’operazione, che può far inorridire i puristi, non era poi così strana per la musica da balleto (basti pensare alla travagliata partitura del Lago dei Cigni che tra l’infelice debutto del 1866 a Mosca e la morte di Tchaikovskj viene risistemata in un taglia/incolla decisamente impensabile ai nostri giorni).
Molto bello anche l’allestimento con la produzione del Royal Danish Ballet (2003) messo inscena da Monica Parker (2008) per l’English National Ballet. Ottima anche la direzione musicale di Wayne Eagling con l’orchestra del Teatro Regio di Parma.
La stagione in cartellone proseguirà sicuramente col meritato successo, dato l’elevato livello sui cui ricadono le scelte artistiche di questo gioiello di teatro.

Sonia Baccinelli 10 maggio 2009