Recensioni - Opera

GARDONE: Splendido il “Lago” del Balletto Nazionale Ucraino

Il Lago dei Cigni presentato dal Balletto Nazionale Ucraino al Teatro del Vittoriale di Gardone è senz’altro ben riuscito sia per ...

Il Lago dei Cigni presentato dal Balletto Nazionale Ucraino al Teatro del Vittoriale di Gardone è senz’altro ben riuscito sia per l’alto valore tecnico dei danzatori, sia per la scelte coreografiche di Alexandr Sokolov, sia per la buona esecuzione musicale dell’orchestra composta da una trentina di elementi diretti da Vitaly Kuzenko.
La scelta di mettere in scena questo balletto non è sicuramente semplice, perché presuppone di confrontarsi tecnicamente coi grandi interpreti e coreograficamente con Petipa e Ivanov.
Il primo atto, dopo i tre movimenti dell’introduzione, si apre con i festeggiamenti per il ventunesimo compleanno del principe Siegfrid: dopo l’entrata, la corte, composta da 10 coppie vestite con sontuosi abiti in bianco e nero, apre la festa con il valzer, cui segue l’entrata della regina e il pas de trois. Se il valzer è sembrato talvolta coreograficamente povero, tolti i grand jetés en manege del giullare, non certo si può dire lo stesso del pas de trois magnificamente danzato da Lia Mkrtuman, Elena Piciniuk e Artiom Elefanov. Nel primo atto anche coreograficamente riuscita è stata la polonaise che purtroppo sembrava un po’ costretta per la limitata profondità del palco.
Il secondo atto risentiva fortemente della coreografia di Ivanov, sia nella disposizione spaziale dei diciotto cigni, sia per la sequenza di passi eseguiti, in particolare nel passo a due tra Odette e il principe. La scena si è aperta con l’assolo del perfido mago Rothbart, interpretato da Badalov Sergej, che con un incantesimo ha trasformato in cigno la principessa Odette e le sue compagne; il maleficio potrà essere sciolto solo se un uomo le giurerà eterno amore. Il principe, che è a caccia, vede uno stormo di cigni, punta la balestra regalatagli dalla regina madre contro il cigno che guida il gruppo, il quale però si trasforma in fanciulla e gli racconta la sua triste storia. Inutile dire che Siegfried si piega subito alla sua volontà e il più alto lirismo di tutta l’opera è espresso proprio nel secondo atto: tra gli interpreti Olga Doronina è stata una meravigliosa Odette, talvolta tecnicamente paragonabile a Sylvie Guillem, mentre l’intrepretazione del principe di Maxim Petrenco risentiva ancora della sua giovane età. Tra i momenti di alto tecnicismo di Odette i petits battements sur le cou-de-pied con développé alla seconda seguiti dall’equilibrio alla fine del secondo atto.
Il terzo atto, che solitamente è quello con maggior scintillio tecnico, è stato un po’ sottotono per tagli (czarda, danza russa), spostamenti di partitura (danza spagnola, valzer) e per i mancati 32 fouettés che caratterizzano il ruolo di Odile (la Doronina è arrivata a 26, ma già dopo l’ottavo aveva perso l’asse di equilibrio per aver fatto il quarto doppio con troppa spinta). La scena si è aperta a corte con il principe che deve scegliere per le nozze una delle principesse provenienti da vari paesi. A palazzo si presenta Rothbart con Odile, il cigno nero che somiglia a Odette e che farà infrangere a Siegfried la promessa fatta. Nel complesso Olga Doronina ha dato una buona interpretazione per l’uso delle braccia così diverso da quello che è il ruolo di Odette del secondo e del quarto atto, per la diagonale di posés coupés pirouettes en dedans tutti doppi e ancora per gli equilibri dopo i développé alla seconda.
Per chiudere il balletto, tra le tre soluzioni che la storiografia propone, Alexandr Sokolov ha scelto il lieto fine: il male e il bene lottano tra loro e alla fine il bene ha la meglio, Odette è libera dall’incantesimo e si presenta al pubblico con i capelli sciolti.

Sonia Baccinelli 28/07/2002