Recensioni - Opera

GRAZIA BALLET TOKYO A BRESCIA

Giselle – Palatenda Brescia

Il Grazia Ballet Tokyo, a Brescia per un’unica serata, è una compagnia di danza classica fondata nel 1982 da Mamiko Komatsubara e riconosciuta come una delle più stimate rappresentanti del metodo Vaganova. La compagnia di balletto giapponese, formata da una quarantina di elementi, ha portato in scena uno dei balletti romantici per eccellenza: Giselle su musica di Adam.
La storia è quella di una ragazza popolana il cui amore è conteso tra Hilarion, già suo fidanzato, e il principe Albrecht che, camuffato da contadino, la inganna. Nel momento in cui Albrecht viene smascherato e Giselle scopre di essere stata ingannata, la fanciulla impazzisce e muore. L’amore porta Albrecht sulla sua tomba della ragazza e lì lui rivede l’anima di Giselle trasformata in Villi. Le Villi sono creature infelici di ragazze morte prima di sposarsi e che si raggruppano in cerca di vendetta. Il gruppo, cappeggiato dalla loro regina, Myrtha, cerca di far ballare Albrecht a fino alla morte, ma alla fine l’amore di Giselle salverà la vita del principe.
La coreografia di Giselle portava la firma di Mamiko Komatsubara che vanta un’esperienza di studi con numerosi maestri della scuola russa come Messerer, Valramov, Smirnova del Bolshoi Ballet di Mosca oltre che a Hideteru Kitahara, Chie Abe del Tokyo Ballet. Mamiko Komatsubara ha variato notevolmente il primo atto probabilmente per la mancanza di presenze maschili, mentre ha sostanzialmente tenuto fede alla versione di repertorio nel secondo. Trascurando le diversità anatomiche dei corpi orientali, più evidenti nel primo atto, si può senz’altro affermare che l’atto bianco è stato un capolavoro di ricostruzione filologica della versione di Coralli/Perrot: il corpo di ballo era un tutt’uno e le linee delle ballerine erano perfette.
Bravi gli interpreti dei ruoli principali: Giselle è stata davvero eterea nel secondo atto, anche se il punto forte del primo atto ha denotato una certa mancanza di pathos nella scena della pazzia. Albrecht ha uno splendido lavoro di batteria, nonché buona elevazione e padronanza della tecnica di giri. Magnifica l’interprete di Myrtha, perfetta in ogni sua uscita.
Sonia Baccinelli 4 dicembre 2008