Regia interessante unita ad un valido cast
Difficile per ogni teatro mettere in scena I Puritani di V. Bellini in particolare per le difficoltà tecniche e stilistiche che questa partitura esige dai suoi esecutori ma certamente il Teatro Regio di Torino si può ben dire che, in questo caso, abbia centrato entrambi i bersagli.
Il regista Pierre-Emmanuel Rousseau rischiava molto con questo suo nuovo allestimento impostato su di una drammaturgia che ruota intorno ad un presunto trauma vissuto da Elvira bambina, evento che, oltre a segnarne irrimediabilmente la crescita, l’ha bloccata in una sorta di infantilismo patologico. Questa particolare lettura, contraddistinta da una totale assenza di cromatismi e caratterizzata piuttosto da un’atmosfera perennemente lugubre che le eleganti scene ed i raffinati costumi ben evidenziano, conosce non pochi elementi di interesse.
Pur con qualche forzatura di troppo (il graffito in vernice rossa con il nome di Arturo così come l’omicidio finale dello stesso da parte di Riccardo) la scelta registica convince infatti per la coerenza con cui si dipana e che ben si sposa con la partitura sottolineandone la singolare teatralità; i caratteri dei personaggi sono inoltre seguiti da vicino e le singole personalità ben definite, cercando ed in parte riuscendo a veicolare uno sviluppo drammatico complesso che il libretto di Pepoli non contribuisce certo ad agevolare. L’atmosfera raggiunta (quasi da gothic-horror) sembra dunque aleggiare sulla narrazione senza però appesantirne i tratti ma suggerendo anzi una precisa chiave di lettura principalmente concentrata sulla follia della protagonista che, piaccia o meno a seconda dei gusti personali, conosce altresì una sua precisa coerenza teatrale.
Ottima nella sua totalità la prestazione degli artisti impegnati in palcoscenico.
Gilda Fiume disegnava una Elvira eccellente, perfettamente bilanciata tra una prestazione tecnicamente brillante quanto scenicamente intensa e approfondita. La cangiante e morbida vocalità del soprano perfettamente si sposava con la scrittura belliniana cui il dominio del fiato e la raffinatezza esecutiva donava giusta ampiezza e spessore. Sempre in perfetta sinergia con la struttura drammaturgica scelta la sua interpretazione donava poi giusta intensità a questo personaggio femminile troppe volte sommariamente risolto attraverso il suo profilo meramente tecnico.
John Osborn quale Arturo si confermava non solo eccellente belcantista (per giusto sentire, legato, tenuta dei fiati e raffinate mezzevoci) ma interprete teatrale vibrante ed essenziale. Per nulla intimorito dalla tessitura proibitiva (esibiva perfettamente sia il do diesis nell’ “A te o cara “che il re bemolle e il fa sopracuto in "Ella è tremante“) risolta con notevole raffinatezza espressiva, il suo personaggio si è distinto per una giusta misura nell’accento e nel fraseggio, offrendo un'interpretazione davvero notevolissima e di sicuro interesse.
Il Riccardo Forth delineato da Simone Del Savio ha evidenziato una bella timbrica sempre unita ad una raffinatezza espressiva in cui mai la parola veniva separata dalla sua peculiare valenza così come Nicola Ulivieri attraverso la sua intensa e calibrata vocalità donava al personaggio di Sir Giorgio Valton tutta la dolente autorevolezza che lo caratterizza. Bene il resto del cast: Andrea Pellegrini (Lord Gualtiero Valton), Chiara Tirotta (Enrichetta di Francia) e Saverio Fiore (Sir Bruno Roberton).
Ottima la prestazione del Coro del Teatro Regio diretto da Gea Garatti Ansini. Francesco Lanzillotta alla guida dell’orchestra del Teatro impostava una lettura ricercata e profonda facendo naturalmente emergere le raffinatezze di questa meravigliosa partitura. Al termine di questo spettacolo, certo da ricordare, ovazioni per tutti gli artisti ed il Direttore da parte del numeroso pubblico presente.
Torino, 17/05/2026