Recensioni - Opera

Il Nabucco metafisico di Stefano Poda

Tecnologia a 360 Gradi

Il Nabucco ha sempre un fascino particolare tanto che Verdi stesso ha detto: “Con quest’opera ebbe inizio la mia carriera artistica”. Poter gustare questa meravigliosa musica in Arena a Verona è sempre infatti coinvolgente. L’allestimento creato lo scorso anno dal trentino Stefano Poda che ha firmato regia, scene, luci, costumi e finanche la coreografia è decisamente particolare, anche se, forse, visto una volta, difficilmente si torna a vederlo. La messa in scena non pare infatti aver grande consenso di pubblico visti i numerosi posti vuoti nell’anfiteatro romano e, per certi versi, è un peccato.

Nell’insieme la macchina teatrale funziona piuttosto bene. La scena risulta piacevole e pulita. Su un’enorme pedana inclinata al centro troneggia una scala incoronata da una clessidra recante la scritta “VANITAS”; a destra e sinistra due enormi installazioni geometriche sembrano volare nell’aria in difesa del tempo che fugge.

La luce bianco fredda crea una sorta di fondale neutro sul quale contrastano i volumi scolpiti da cantanti e comparse cromaticamente individuabili. Ben coordinati i gruppi di scherma che disegnano righe e colonne in perfetto stile marziale; anche gli oggetti di scena vengono usati con cura e ordinatamente creando un bel colpo d’occhio. Le sorprese, poi non mancano: dallo sparo del secondo atto, alla scala che pare prendere fuoco, fino alle lucine a led su tutti i costumi nel terzo atto. Tutto contribuisce a catturare l’attenzione e la curiosità dello spettatore che resta sicuramente alta per tutta la durata dell’opera.

Dal punto di vista musicale, la recita è stata certamente più che di buon livello. Il cast vocale ha convinto ed entusiasmato il pubblico che più volte ha applaudito protagonisti e coro.

Youngjun Park, nei panni del sovrano babilonese, ha sfoggiato una vocalità importante, ricca di sfumature e dotata di grande presenza scenica.

Assolutamente convincente l'interpretazione di Maria José Siri che ha affrontato con precisione tecnica e notevole sicurezza il ruolo di Abigaille controllando anche gli acuti più impegnativi senza cedimento alcuno.

Meno interessante la prova di Alexander Vinogradov (Zaccaria): la sua voce pare quasi stanca e la dizione non permette di distinguere le parole senza dover ricorrere ai soprattitoli.

Bella esibizione di Annalisa Stroppa che anche in questa edizione ricopre il ruolo di Fenena cantando con musicalità cromatica fuori dal comune.

La direzione d'orchestra di Michele Spotti ha saputo imprimere un buon ritmo andato via via in crescendo: il suono è risultato potente, avvolgente, capace di raggiungere le gradinate più alte dell’Arena.

Il Coro, che in quest’opera di Verdi la fa un po’ da padrone, è stato ben preparato dal Maestro Roberto Gabbiani; ottima compattezza e fraseggio scandito coinvolgono lo spettatore rendendolo parte del tutto. Infine un fortissimo lampo ha illuminato l’intero anfiteatro rendendo ancora più suggestivo l’incipit del celeberrimo Va’ Pensiero, anche se, di lì a poco, lo spettacolo è stato purtroppo interrotto a causa di un violentissimo temporale estivo.

Sonia Baccinelli

Verona, 18 luglio 2026