Al Modena Belcanto Festival La costanza trionfante torna in forma semiscenica con Federico Maria Sardelli, l'Orchestra Barocca Modo Antiquo e la regia di Marco Bellussi
Per il terzo anno consecutivo al Teatro Comunale di Modena, in attesa della stagione lirica, si svolge il festival del Belcanto.
Dopo Il cambiamento era incessante, l'intrigante concerto dedicato al genio di Händel e voluto dalla Fondazione Leone Magiera, il festival entra nel vivo con la riscoperta di un'opera vivaldiana.
La costanza trionfante degl'amori e degl'odii è un dramma per musica in tre atti di Antonio Vivaldi su libretto di Antonio Marchi, messo in scena per la prima volta il 18 gennaio 1716, lo stesso anno della Juditha triumphans, al Teatro San Moisè di Venezia e dedicato al marchese Pietro Emanuele Martinengo. Ebbe un buon successo e numerose riprese in Italia e all'estero fino agli anni trenta del settecento.
Ma, come sappiamo, delle più di novanta opere del compositore solo una minima parte è giunta fino a noi in forma integra.
Il maestro Federico Maria Sardelli, da sempre profondo conoscitore di Vivaldi, si è addentrato in un notevole lavoro di ricerca. È partito dalla ricostruzione di sette arie, più un frammento di duetto, riemerse nel 2001 grazie agli studi di Faun Tanenbaum Tiedge e Michael Talbot. A queste si sono aggiunti altri numeri, identificati attraverso il riuso vivaldiano in opere successive, Il Teuzzone ed Ercole sul Termodonte, e tramite fonti periferiche legate alle riprese europee.
Il risultato finale sono 18 numeri dei 35 originari, con l'aggiunta della Sinfonia RV 112, coeva all'opera, e del coro finale Viva amor, viva la pace, scritto dallo stesso Sardelli. L'opera è stata anche pubblicata in cd dall'etichetta Passacaille.
La vicenda racconta di Doriclea, catturata da Artabano, re dei Parti, che ha tolto lo scettro a Tigrane, re armeno e marito della fanciulla. Con la sua costanza e purezza riuscirà a riportarlo sul trono.
Per la prima volta a Modena viene presentata in forma semiscenica, in cui le sezioni perdute dell'opera vengono restituite attraverso brevi interventi narrativi fra un'aria e l'altra, guidando lo spettatore nel cuore del dramma e rendendo pienamente comprensibile lo sviluppo della vicenda.
Marco Bellussi ha curato la mise en espace, semplice ed efficace, giocata sulla giusta oscurità. Matteo Paoletti Franzato ha puntato su un'ambientazione scenica di pochi ma necessari elementi, tra cui alcuni oggetti sui corpi dei protagonisti e una serie di suggestive lampade in tela, il tutto rivestito dalle eleganti luci di Andrea Ricci.
Federico Maria Sardelli dirige l'Orchestra Barocca Modo Antiquo, formata da archi e basso continuo, con la consueta sicurezza e vitalità. Molto bravo a mettere in risalto l'anima naturalistica e pastorale della partitura, senza tralasciare i contrasti, gli affetti e le situazioni che dominano questo dramma. Sempre attento a sorreggere le voci con delicatezza, trovando un perfetto equilibrio tra buca e palcoscenico con gesti precisi, netti e incisivi.
Validissimi i tre solisti, che hanno sostenuto ruoli diversi con grande professionalità.
Il soprano Valeria La Grotta ha mostrato una voce agile, luminosa, rotonda e vezzosa. Sa affrontare con leggerezza l'aria È ver la navicella, ma sa anche gestire un'ottima tecnica nell'impegnativa Amoroso, caro sposo.
Il mezzosoprano Cecilia Molinari ha confermato la sua aderenza a questi repertori con un canto sempre impeccabile, espressivo, curato nel fraseggio. Disinvolta scenicamente, emerge in Qual dispersa tortorella e La timida cervetta.
Il baritono Mauro Borgioni si è imposto per una voce solida, di gran volume e ben proiettata.
Ad arricchire la narrazione, come mimi, c'erano Elisabetta Galli, assistente alla regia, e Daniel Bastos, direttore di scena.
Grande successo per tutto il cast, che in maniera gioiosa ha riproposto il coro finale, diretto sul palcoscenico dal maestro Sardelli con le luci di sala accese.
Peccato per i tantissimi posti liberi in una serata così importante dal punto di vista musicologico, di cui bisogna ringraziare la straordinaria passione del maestro Sardelli e il coraggio del teatro nel proporre qualcosa di veramente unico.
Marco Sonaglia (Teatro Comunale Pavarotti-Freni, Modena, 25 settembre 2026)