Recensioni - Opera

Il filo rosso di Ariadne auf Naxos a Innsbruck

Convincente ensemble vocale per l’opera di Richard Strauss

Il Tiroler Landestheater di Innsbruck porta in scena Ariadne auf Naxos, opera in un prologo e un atto di Richard Strauss, su libretto di Hugo von Hofmannstahl.

Titolo di grande frequentazione in nord Europa, Ariadne può sicuramente essere annoverata fra i capolavori del compositore bavarese. Di poco successiva al Rosenkavalier, vi ritroviamo le rarefatte atmosfere settecentesche dell’opera precedente, trasposte questa volta in un ambiente meta teatrale, dove vengono messe a confronto le diverse concezioni dell’arte. Nel prologo la riflessione, declinata in modo comico e farsesco, è sulla figura dell’artista, sempre in bilico fra il demiurgo illuminato e il prezzolato mestierante del teatro. Il libretto e la musica sono raffinatissimi, denotano una profonda conoscenza del mestiere teatrale, raccontando un continuo ed inevitabile adattamento dell’arte alle circostanze, che raramente si rivelano essere ideali.

Così la pretesa del mecenate, il più ricco signore di Vienna, che paga di tasca sua lo spettacolo, è semplice: fondere insieme l’opera buffa e la tragedia per dar spazio ai ben più importanti fuochi artificiali previsti per le nove in punto. Questa richiesta, che è un’imposizione irrifiutabile, scatena la disperazione del poeta, incarnazione dell’artista romantico, oltre che le ire della prima donna, parodia dell’attrice tragica; ma non scalfisce minimamente la tranquillità dei mestieranti della commedia dell’arte, che vivono di imprevisti e di improvvisazione.

La riflessione è sull’arte, sulla figura dell’artista, sul mecenatismo ricco e ottuso che equipara gli artisti a dipendenti, sul denaro; ma anche sul modo di intendere la vita, non a caso la concezione fatalistica degli eventi viene affidata a una truppa di guitti della commedia dell’arte. La stessa riflessione sulla vita e sull’amore si riverbera nella seconda parte dell’opera, la rappresentazione vera e propria, ove la fusione fra dramma e commedia porta le due prime donne a confrontarsi sull’amore, sulla fedeltà e sul modo di affrontare le disgrazie della vita. Non siamo molto distanti dalle riflessioni della Marescialla del Rosenkavalier.

A Innsbruck Nina Russi cura la regia, affiancata per le scene da Susanne Gschwender e per i costumi da Annemarie Bulla. I video sono di Robi Voigt. Leitmotiv scenico è il filo rosso di Arianna/Ariadne: il filo del labirinto, dell’amore con Teseo; ma anche un filo tecnico, usato per i salvataggi in montagna. In una scena candida che richiama la neve, si stagliano architetture lineari, fatte di porte e scorci, organizzate con perizia su una pedana rotante. Il filo è onnipresente, crea esso stesso un labirinto, una ragnatela, tanto che l’abbandonata Ariadne lo usa per creare una sorta di tenda protettiva con una barella da salvataggio alpino. A questo punto le candide architetture rimandano alla neve e alle montagne. Ma per Ariadne la salvezza verrà dalla consapevolezza e dal disincanto di Zerbinetta, il contraltare comico all’attrice tragica, che anticiperà l’arrivo di Bacco, finalmente un nuovo amore per la disperata Ariadne. Nel finale Ariadne deciderà di abbandonarsi alla nuova passione e il filo, teso ovunque come un ostacolo continuo, crollerà a terra, permettendole di incamminarsi verso una nuova vita.

La regia segue letteralmente il filo della propria metafora di salvezza e ha diverse buone intuizioni. Nina Russi utilizza con perizia la pedana rotante nel prologo e ha l’accortezza di non strafare nella successiva scena ambientata a Nasso. Non tutto però è originale e azzeccato, qua e là resta un certo alone di convenzionalità: il “già visto” della scena contemporanea tedesca. Specialmente nel prologo le scene di insieme non appaiono sviluppate, risultando convenzionali. Alcune trovate comiche, il maggiordomo in sedia a rotelle che nel finale si mette a camminare, non sono efficaci dal punto di vista attoriale e sembrano imposte più che costruite con gli interpreti. I costumi non sempre convincono. I video completano passaggi in modo efficace. La preparazione degli attori è in generale buona, ma la scelta di impostare Zerbinetta in modo troppo serioso toglie verve e contrasto alle scene, allo stesso modo i comici dell’arte non riescono ad essere coinvolgenti.

Sul versante musicale soddisfa appieno la concertazione di Gerrit Prießnitz, ben calibrata con le voci, densa di turgore orchestrale, attenta agli assoli degli strumenti, tesa e coinvolgente.

L’ensemble convince nel suo insieme in un’opera vocalmente complessa e con numerose parti di severo impegno.

Anna Gabler svetta come Ariadne, forte di una voce piena e drammatica, gestita con perizia per scavalcare di slancio le ampie volute sonore dell’orchestra straussiana. Al suo fianco l’ottimo Bacchus di Florian Stern, che esibisce una voce importante da vero Heldentenor, con suoni pastosi e pieni sempre supportati sul fiato.

Jacob Phillips, il Maestro di musica, si conferma artista di prim’ordine per voce timbrata e acuti ficcanti, affiancato dall’ottima Camilla Lehmeier, appassionata e precisa come Compositore.

La Zerbinetta di Annina Wachter è sicura e precisa, ma non svetta per coinvolgimento e presenza scenica. Lo stesso vale per i bravi comici Benjamin Chamandy (Arlecchino), William Blake (Scaramuccio), Jason Lee (Brighella) e Oliver Sailer (Truffaldino), corretti vocalmente, ma impacciati scenicamente. Christoph Kail, Haushofmeister, regala la giusta verve e distacco alla sua parte recitata.

Completano degnamente il cast: Jakob Nistler, William Tyler Clark, Qi Wang, Hazel Neighbour, Abongile Fumba e Anastasia Lerman.

Buon successo nel finale.

Raffaello Malesci (Giovedì 4 Dicembre 2025)