A Bologna Semele di Händel in forma di concerto, diretta da Giulio Prandi con un cast di specialisti del repertorio barocco
In attesa di tornare alla sede storica del Teatro comunale, la stagione lirica bolognese si sposta all’Auditorium Manzoni per gli ultimi due titoli in cartellone e dopo parecchi anni di assenza torna a inebriarsi con la magia della musica di Georg Friedrich Händel.
In scena c’è il Semele (HWV 58), una composizione ibrida a metà tra un oratorio e un’opera lirica, divisa in tre parti, tratta dalle Metamorfosi di Ovidio.
Dopo l’ultima opera italiana, Deidamia, eseguita nel 1741, Händel si concentrò sugli oratori e sui drammi musicali con testi in inglese. Il libretto fu scritto da William Congreve intorno al 1705-1706 (originariamente per la musica dell’opera lirica Semele di John Eccles). Il testo per Händel fu adattato da un collaboratore sconosciuto e la musica fu scritta in poco più di un mese, dal 3 giugno al 4 luglio 1743. Venne rappresentata al Covent Garden di Londra il 10 febbraio 1744.
Il Semele non può definirsi un oratorio perché non si basa su testi sacri e religiosi, nonostante la grande presenza di cori, addirittura dieci, quando solitamente ne troviamo al massimo tre. Inoltre contiene prestiti da propri lavori come Giulio Cesare e Fra pensieri quel pensiero (HWV 115), ma anche da Alessandro Scarlatti (in particolare Il Pompeo), Porta, Keiser, Telemann, e anticipa le grandi opere dell’ottocento, toccando il tema del dramma classico.
A Bologna viene proposta l’edizione critica di Mark Ringer in forma di concerto. A dirigere l’orchestra del Comunale il maestro Giulio Prandi, che ha sostituito il collega Rinaldo Alessandrini. Prandi, bacchetta abituata a frequentare questi repertori, riesce a modellare benissimo il suono dell’orchestra rendendola pienamente barocca. La sua è una lettura minuziosa, cesellata, di ampio respiro, briosa, scattante, con una caleidoscopica ritmicità che sa trovare colori brillanti, serici e madreperlacei. Fondamentale l’apporto del basso continuo con i validi Alessandro Culiani (violoncello), Luca Faraci e Francesco Tomasi (chitarroni) e Angelo Trancone (organo e cembalo).
Il coro del Comunale, diretto dal nuovo maestro Claudio Marino Moretti, offre una prova di grandissimo livello, mostrando grande duttilità nei numerosi interventi.
Semele è interpretata dal soprano Suzanne Jerosme. Una garbata presenza scenica unita a un timbro luminoso e adamantino che si muove con virtuosismi fluidi, trovando sempre un buon gusto nelle variazioni. Applauditissime le due arie del terzo atto, Myself I shall adore e No, no, I’ll take no less, ma anche la dolcezza in O sleep, why dost thou leave me, sottolineata splendidamente dal violoncello di Culiani.
Giuseppina Bridelli è oramai un nome di riferimento per questi repertori. Ottima la sua interpretazione dove è riuscita a diversificare i ruoli di Juno e Ino. Voce omogenea, espressiva, ben espansa, brunita al punto giusto. Nell’accattivante aria Hence, Iris, hence away si distingue per una tecnica solida con cui affronta le insidiose fioriture.
Il tenore Jorge Navarro Colorado nella doppia parte di Jupiter e Apollo mostra una voce chiara, piegata con pregevoli mezzevoci, come ben definite sono le colorature. Apprezzabile nell’aria I must with speed amuse her e nel delicato canto d’amore in Where’er you walk.
Sempre una garanzia il controtenore Raffaele Pe. Il suo Athamas ha un colore vocale morbido, omogeneo, il fraseggio rifinito, le agilità limpide e al servizio della parola. Le tre arie Hymen, haste, Your tuneful voice e Despair no more shall wound me vengono rivestite della giusta malinconia.
Il basso Ben Kazez ha voce timbrata, sostenuta, profonda e sa caratterizzare bene Cadmus, Somnus (con la riuscita aria Leave me, loathsome light) e l’alto sacerdote. Infine l’Iris di Monica Piccinini, che con eleganza e ottima musicalità interpreta l’aria There, from mortal cares retiring.
Teatro con vari posti liberi che ha risposto con calorosi applausi a tutto il cast, merito di una esecuzione di grande livello per questa piacevole riscoperta.
E chi meglio di Wolfgang Amadeus Mozart può descrivere la grandezza di questo compositore: “Händel capisce gli effetti meglio di chiunque altro di noi. Quando compone, lui colpisce come un colpo di tuono”.
Marco Sonaglia (Auditorium Manzoni-Bologna 25 ottobre 2026)