Recensioni - Opera

Il meglio dei classici

Quattro classici immortali nella bellissima riproposta del Malandain Ballet Biarritz al Teatro Romano

Curiosamente quest’anno l’Estate teatrale Veronese ha tenuto i pezzi forti del suo programma a conclusione delle rispettive rassegne. Se l’ottima Tempesta di Valerio Binasco ha chiuso la sezione di prosa, l’ultimo appuntamento della danza ha coinciso con il bellissimo spettacolo presentato dal Malandain Ballet di Biarritz.
Particolarità del programma, che non prevedeva nuove coreografie ma una ripresa di alcuni tra i pezzi migliori firmati dal coreografo francese  mai presentati a Verona, consisteva nel comprendere rivisitazioni di alcuni tra i classici assoluti della danza del ‘900.
 

In apertura l’assolo per eccellenza: la celeberrima Morte del cigno creata sulla musica di Camille Saint Saëns. Malandain ha scelto di scomporre la coreografia facendone  interpretare tre variazioni  a tre ballerine in sequenza e poi, una quarta volta, tutte insieme. La sua riscrittura che prevedeva venissero mantenuti alcuni passaggi classici quali lo sbattere delle ali o la morte,  nell’impianto generale si prendeva molte libertà rispetto all’originale di Fokine.
Secondo “mostro sacro” con cui confrontarsi: Vaslav Nijinskij ed il suo Après-midi d’un faune. In questa nuova versione la ninfa, che dovrebbe costituire l’oggetto del desiderio,  non appare mai in scena ma il fauno viene lasciato solo a giocare con alcuni cespugli di tulle e a scoprire la propria sessualità non più attraverso il velo femminile, ma grazie ad un kleenex, la cui confezione sostituisce la roccia sopra la quale il fauno andava a rifugiarsi nella versione originale. Il messaggio viene quindi attualizzato e reinterpretato con grande ironia ed efficacia.
Terzo pezzo in programma: Lo spettro della rosa su musiche di Carl Maria Von Weber. Un sogno in cui al posto del fiore era presente un palloncino rosa mediante il quale i due protagonisti hanno attuato il loro gioco di corteggiamento e seduzione.
Vero capolavoro della serata è stato però il Bolero di Ravel che ha concluso la prima parte del programma. Abbandonato completamente il tavolo “di tradizione” e sostituito da quattro quinte semitrasparenti che delineavano uno spazio chiuso, questo brano è stato reinterpretato da Malandain come una progressiva tensione verso la liberazione. Costretti in un ristretto perimetro illuminato a ripetere movimenti meccanici e stereotipati, che in alcuni casi mi ricordavano quelli degli operai di Metropolis di Lang, i ballerini cercano nel corso della coreografia di uscire verso l’esterno, buio e incerto. Dopo ripetuti tentativi l’intento riesce nel finale in cui tutto il palcoscenico viene illuminato da un’esplosione di luce a sottolineare la nuova emancipazione.
A chiudere questa spettacolare carrellata: L’amore stregone di De Falla. Malandain gioca tutto in chiave moderna, mantenendo una coppia protagonista affiancata pero da altre coppie sulle quali si riverbera la loro sequenza di passi. Restano anche accenni al flamenco ed alle danze tradizionali spagnole che però, anche in questo caso, sono oggetto di reinterpretazione.
A conclusione di ogni brano il pubblico che quasi esauriva il teatro ha salutato gli interpreti con applausi entusiasti sfociati in ovazioni nel finale.

Davide Cornacchione 25/08/2012