L'allestimento è quello di tre anni fa con regia, scene e costumi di Yannis Kokkos, per l'occasione ripreso da Marco Monzini
Spettacolo classico, sobrio, funzionale, attinente al libretto dove si coglie una certa eleganza e un richiamo ai quadri di Friedrich, con gli ambienti che vengono ricostruiti efficacemente. Molto suggestiva la battuta di caccia con un grande cervo tra gli alberi della Scozia, Lucia che racconta il suo sogno con a fianco una riproduzione del Cristo velato (chiaro omaggio a Napoli dove l'opera venne rappresentata per la prima volta), il palazzo con i suoi incastri e le scalinate, la scena finale tra le tombe dei Ravenswood. Alquanto efficaci le luci caravaggesche di Vinicio Cheli che nella scena della pazzia si tingono di rosso, suggestivi i video di Eric Duranteau, apprezzabili i costumi.
Speranza Scappucci guida la magnifica orchestra della Scala. Una direzione precisa, con gesti equilibrati, tempi a volte più dilatati, sempre attenta ad ogni singola sezione orchestrale, in simbiosi con i cantanti, scavando nei colori e nelle sfumature più drammatiche della partitura, che finalmente viene eseguita nella sua integralità.
Sempre impeccabile e sicuro il coro scaligero diretto dal maestro Alberto Malazzi.
Lucia era una straordinaria Rosa Feola. Il soprano dotata di una tecnica solida, ha saputo governare le insidie di questa parte, affrontando i passaggi più estremi con omogeneità nei registri e con la giusta proiezione. Il fraseggio è variegato, i virtuosismi fluidi e sempre a fuoco. Struggente la cavatina "Regnava nel silenzio", drammatica e ancora più inquietante la pazzia accompagnata dalla glassarmonica (suonata da Friedrich Heinrich Kern), travolgente la cabaletta "Spargi d'amore pianto" chiusa con un potente e adamantino sovracuto. Scenicamente brava nel tratteggiare i vari stati d'alterazione mentale della protagonista.
Piero Pretti è un convincente Sir Edgardo di Ravenswood. La voce ha smalto, squillo facile, caratterizzata da un bel colore lirico. L'interpretazione è vibrante sia nei vari duetti, tra cui quello della torre, che nell'aria finale “Tu che a Dio spiegasti l’ali”, eseguita con perizia tecnica.
Boris Pinkhasovich delinea un Lord Enrico Ashton molto gelido e spietato. Timbro baritonale interessante, pastoso, che sale con facilità negli acuti, ben emessa, anche se la dizione risulta spesso spigolosa.
Michele Pertusi è Raimondo Bidebent. Il basso parmense si contraddistingue per la sua consueta nobiltà nel porgere con morbidezza la parola scenica, accompagnata da una voce rotonda, corposa, avvolgente.
Lord Arturo Bucklaw è ben interpretato dalla limpidezza vocale del bravissimo Leonardo Cortellazzi. Completavano il cast i validi Hyeonsol Park (Alisa) e Paolo Antognetti (Normanno).
Teatro molto caloroso negli applausi, con un vero trionfo per Rosa Feola.
Marco Sonaglia (Teatro alla Scala-Milano 3 luglio 2026)