Recensioni - Opera

Intervista ad Andrea Castello: un direttore artistico che scommette sui giovani

Abbiamo incontrato l’organizzatore del Festival Vicenza in Lirica e del Concorso lirico Tullio Serafin che ci ha illustrato queste due importanti iniziative.

Il Festival Vicenza in lirica compie 10 anni. Vogliamo iniziare con un bilancio di questi primo decennio di attività?

Sono stati dieci anni sempre in crescita, anche tenendo presente i due anni di pandemia nei quali il festival è comunque andato avanti, con grande senso di responsabilità, nonostante le limitazioni soprattutto dal punto di vista della capienza: 100 spettatori il primo anno, 200 il secondo.
Il festival è iniziato 10 anni fa con piccoli appuntamenti per poi arrivare ad allestire un’opera -in alcuni casi anche due- da affiancare ai concerti in cartellone, regalando grandi soddisfazioni, sia dal punto di vista artistico sia come risposta del pubblico e consentendoci di concentrarci sempre di più sui giovani cantanti che da sempre affianchiamo ai grandi nomi.

Questo anche perché Vicenza in Lirica non è solo un festival di musica ma offre anche masterclass tenute da celebri cantanti quali Barbara Frittoli Sara Mingardo, Renata Lamanda

Sì, crediamo molto in questi corsi di perfezionamento che devono essere tenuti da chi ha esperienza di palcoscenico, quindi grandi cantanti che conoscono bene la voce e che sanno quali sono le aspettative di un direttore d’orchestra e di un regista. A queste masterclass si affianca l’opera-studio, che prepara al palcoscenico i giovani artisti scelti dal Concorso Tullio Serafin e che quest’anno per Don Giovanni verranno seguiti da Piero Guarnera e Giovanna Donadini. Questo perché i giovani hanno bisogno di formazione, infatti non ha senso fare le audizioni e poi iniziare subito le prove di palcoscenico senza un’adeguata preparazione.

Hai citato il Concorso lirico Tullio Serafin, di cui tu sei l’organizzatore, iniziativa che si affianca al Festival nel percorso di formazione dei giovani. Un premio che nel corso degli anni ha coinvolto nella fase di selezione teatri sempre più importanti a livello europeo.

In questo progetto ho cercato di seguire le orme di Tullio Serafin, pertanto abbiamo voluto coinvolgere i teatri nei quali lui ha diretto nel corso della sua carriera. Questa scelta è nata anche dalla volontà di accorciare le distanze per i giovani artisti, perché questo per loro non è un momento facile anche dal punto di vista economico. Per questo cui noi ci spostiamo nelle varie città europee proprio per dare la possibilità di partecipare alla maggior parte di persone.
Per quanto riguarda i concorsi lirici in generale, secondo me è arrivato il momento di cominciare a rivederne la struttura, soprattutto dal punto di vista dei premi, perché il semplice premio in denaro che gratificazione può dare? Anche noi diamo un premio in denaro, ma a seguito di un debutto di un’opera-studio, dopo aver dato la possibilità a questi giovani di farsi conoscere da direttori d’orchestra, registi, direttori artistici. Il concorso lirico è una vetrina importante perché è una grande audizione, che però deve avere in giuria non solo le grandi voci, ma anche direttori artistici di teatri che poi possano far lavorare i giovani, o che non abbiano paura di ingaggiare un cantante che magari non ha vinto il primo premio ma che li ha colpiti. In sostanza non sono i soldi che aiutano veramente i giovani, ma bisogna offrire loro la possibilità di maturare e di farsi conoscere.

Tutto questo nello spirito di Tullio Serafin che è stato anche un grande didatta

Esatto. Ricordiamoci che Tullio Serafin agli inizi del ‘900 faceva audizioni con cantanti che magari erano stati scartati dagli impresari perché non li ritenevano adatti, mentre lui li invitava a casa sua e li faceva studiare, anche per un anno e mezzo. Infatti oltre alla Callas, che è stata sicuramente la più grande voce che lui ha formato, possiamo citare Rosa Ponselle, che per debuttare Norma studiò con lui più di un anno, oppure il grande tenore Giovanni Martinelli.

Il progetto operistico di quest’anno è il Don Giovanni di Mozart. Puoi darci qualche anticipazione?

Quest’anno abbiamo scelto Don Giovanni, un personaggio doppio, che incarna la doppiezza del mondo in cui stiamo vivendo. Dopo il Covid saremo dovuti diventare tutti più buoni e invece è scoppiata una guerra, c’è una crisi economica, la situazione politica è instabile e c’è grande incertezza.
Questo Don Giovanni sarà sempre nello stile del Festival Vicenza in Lirica, in cui prevalgono la voce, il gesto scenico, il recitativo e pochi oggetti, perché la scenografia del Teatro Olimpico è già perfetta così, non ha bisogno di altro. Questo anche perché preferisco riconoscere qualcosa di più ai giovani cantanti che investire in allestimenti faraonici. Nel progetto ci affiancano due grandi professioniste quali la regista Marina Bianchi e Leila Fteita che ha realizzato i costumi. Quest’anno collaboriamo anche con una nuova orchestra, l’Orchestra dei Colli Morenici, diretta da Mosè Edmondo Savio, perché la nostra politica è quella di valorizzare innanzitutto le eccellenze italiane.

Un’ultima domanda: vogliamo parlare brevemente del festival e di quali saranno le linee guida per le prossime stagioni?

Fin dall’inizio io ho focalizzato la mia attenzione sul barocco, con Gluck, Vivaldi, Galuppi, Monteverdi e secondo me anche in questo Mozart c’è ancora una componente barocca. Quindi sicuramente il barocco rimarrà anche nelle prossime edizioni, soprattutto in funzione dei giovani, perché, ad esempio, anche se sarebbe un titolo perfetto per il palcoscenico dell’Olimpico, non si può fare una Norma con dei giovani: è un’opera che richiede grande preparazione era una grande maturità e sarebbe troppo rischiosa per la loro carriera.
Quest’anno oltre al Don Giovanni inauguriamo con la Messa in do minore di Mozart con l’Orchestra da Camera di Padova e del Veneto. Abbiamo poi un concerto barocco il 4 settembre in collaborazione con il Conservatorio di Milano e poi uno spettacolo sulla figura del dongiovanni dal titolo “Scambiamoci di vista” che merita particolare attenzione perché è stato creato dagli studenti del Liceo Guarino Veronese di San Bonifacio. Secondo me un’iniziativa da premiare, che io infatti ho premiato dando loro la possibilità di esibirsi al Teatro Olimpico. Il festival si concluderà il 22 ottobre con lo Stabat Mater di Boccherini nella Basilica dei Santi Felice e Fortunato. Tutti eventi di grande interesse per i quali attendiamo un pubblico numeroso.