Recensioni - Opera

L’Iphigénie di Gluck conquista Brescia

Straordinaria direzione del Maestro Diego Fasolis

Iphigénie en Tauride arriva per la prima volta al Teatro Grande di Brescia. Ormai da anni la stagione viene coprodotta in sinergia con altri quattro teatri: il Fraschini di Pavia, dove lo spettacolo ha debuttato la scorsa settimana, il Donizetti di Bergamo, il Ponchielli di Cremona e il Sociale di Como.

L’allestimento prodotto è magnifico e senz’altro vale la pena di rivederlo dato che c’è più di una possibilità di scelta.

Iphigènie en Tauride, che possiamo definire il capolavoro di Gluck, è un’opera molto raffinata che viene riscoperta in Italia nel 1957 quando viene messa in scena al Teatro alla Scala di Milano con la regia di Luchino Visconti e Maria Callas nel ruolo di Ifigenia.

La regia di Emma Dante è di grande impatto emotivo: il vuoto diventa lo spazio dove dare corpo alle emozioni dei personaggi. Ifigenia da vittima sacrificale diventa carnefice penitente, mentre Oreste da matricida senza rimorso si trova sulla pietra sacrificale.

Ma Iphigènie en Tauride è una tragedia a metà, di quelle a lieto fine, ragion per cui alla fine i fratelli si riconoscono, si perdonano e l’opera si conclude con un abbraccio catartico.

Insieme ad Ifigenia e Oreste, il grande protagonista del teatro greco è il coro che si articola su due fronti: cantanti e corpo di ballo. Le efficaci coreografie di Sandro Campagna sono un omaggio alla tradizione francese della “tragédie-ballet”; particolarmente riuscite sono state quelle delle Eumenidi, una sorta di rimorso onirico di Oreste che non viene mai lasciato in pace perché le lunghe braccia di queste furie lo raggiungono sempre e ovunque. Bella prova del coro di OperaLombardia preparato da Massimo Fiocchi Malaspina.

La bacchetta del direttore d’orchestra Diego Fasolis, tra i più grandi esperti di musica barocca, ha diretto in maniera eccellente l’Orchestra de I Pomeriggi Musicali. La sua sensibilità ha fatto apprezzare il pathos in tutte le sue sfumature: pentimento, pietà, furia, spietatezza e l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Anna Caterina Antonacci, nel ruolo della protagonista, ha ancora una voce potente e l’alta drammaticità del personaggio le calza perfettamente.

Molto bravo Bruno Taddia: un Oreste senza difetti, verrebbe da dire, non fosse altro che per l’uccisione di Clitennestra. Magnifico nella celebre "aria del sonno" La calme rentre dans mon coeur, dove di calma non c’è nulla e nemmeno Gluck crede al suo pentimento.

Il ruolo di Pylade è stato affindato a Mert Süngü: bella voce, calda e pastosa, modulata senza sbavature.

Notevole anche Marta Leung nel duplice ruolo di Diana e donna greca.

Curatissimi scene, costumi e luci rispettivamente di Carmine Maringola, Vanessa Sannino e Cristian Zucaro.

 

Sonia Baccinelli

7 novembre 2021