Al Festival Verdi rivive nel teatro di Busseto l’allestimento creato da Franco Zeffirelli nel 2001, ripreso da Stefano Trespidi e diretto da Giuseppe Mengoli
Come ogni anno torna l’immancabile Festival Verdi in quelle terre speciali dell’Emilia-Romagna, dove in ogni angolo risuona la sua musica immortale.
In quel gioiellino che è il teatro di Busseto viene riproposto l’allestimento dell’Aida creato appositamente per il centenario del 2001 da Franco Zeffirelli. Si tratta di una delle regie più belle ed evocative del maestro fiorentino, che seppe utilizzare con grande intelligenza i piccolissimi spazi del palcoscenico; qui è ripresa con perizia da Stefano Trespidi.
Un’Aida che gioca per sottrazione, dove di faraonico ci sono solamente le statue, le architetture, i fondali con i paesaggi egizi, tutta giocata sui gesti, sulle ritualità, sugli sguardi, quasi in una dimensione cinematografica. Straordinarie le luci di Andrea Borelli che esaltano ogni particolare e nei momenti notturni ci regalano un blu magico e sognante. Perfetti e curatissimi i costumi di Anna Anni, ripresi da Lorena Marin. Efficaci le coreografie di Luc Bouy, riprese da Gaetano Bouy Petrosino, guidate dalla ballerina Tea Bajc.
Il maestro Giuseppe Mengoli dirige la Filarmonica Arturo Toscanini con gesti chiari, sicuri, senza perdere mai la tensione dell’arco narrativo e imbastendo una tavolozza di colori alquanto suggestivi. Ottimo anche il controllo tra buca e palcoscenico, dove vengono valorizzate le voci, i momenti più concitati e quelli più avvolgenti.
Il Coro del Teatro Regio di Parma diretto dal maestro Martino Faggiani risponde con la consueta classe e precisione nei vari interventi.
Aida è il soprano Federica Vitali, al debutto in questo ruolo impegnativo. Una voce interessante dalle tinte scure, omogenea nei registri, con un vibrato sempre ben gestito e una cura nell’emissione, come si coglie in “Ritorna vincitor”, ma che tocca il vertice con la romanza “O cieli azzurri”, dove si apprezzano le mezzevoci e il sicuro do finale. L’interpretazione poi è ricca di passione, anche nei duetti, dove è sempre credibile scenicamente.
Convincente il Radamès di Vincenzo Costanzo, che cesella una raffinata “Celeste Aida”. Dopo il consueto si bemolle, la chiude aggiungendo un secondo “Vicino al sol” cantato piano e in basso, più vicino all’intenzione di Verdi. Il tenore ha un discreto squillo eroico, come dimostra nel finale del terzo atto, ma lo si apprezza per la ricerca di sfumature, restituendoci un uomo tormentato, diviso tra amore e brama di potere.
La sorpresa della serata è stata Teresa Iervolino che, alle prese con un repertorio lontano da quello abituale, ha interpretato un’Amneris di rara bellezza. La voce è quanto mai sicura, ampia, corposa, ambrata, ricca di armonici, e risuona potente e senza esitazioni come nella puntatura dell’anatema. Scenicamente molto brava a tratteggiare la rabbia, la gelosia, senza tralasciare la disperata invocazione di pace nel finale.
Hae Kang si conferma un baritono da seguire attentamente. Il suo Amonasro è vocalmente solido, pastoso, incisivo, e sa valorizzare la dignità di un re e il desiderio di vendetta di un padre, curando con scrupolo la parola verdiana. Ottimo il Ramfis ieratico di Alberto Comes, dalla cavata profonda, avvolgente, sonora. Di qualità anche l’austero re di Adriano Gramigni, con voce sempre ben timbrata. Colpisce il messaggero di Francesco Congiu per la limpidezza del timbro e per la dizione scandita, come apprezzabile è la sacerdotessa di Nicoletta Briguglio; entrambi sono stati allievi dell’Accademia Verdiana.
Teatro sold out, che ha risposto con sentiti applausi. Successi personali per Vitali, Costanzo, Iervolino e per il maestro Mengoli. Una serata emozionante, un ritorno a casa in grande stile per una delle opere più amate del cigno di Busseto.
W Verdi!
Marco Sonaglia (Teatro Verdi, Busseto, 16 ottobre 2026)