Recensioni - Opera

Le Parche filano il destino di Macbeth

Al Teatro comunale di Modena apre la stagione lirica il Macbeth di Verdi, con la regia di Fabio Ceresa e la direzione di Giuseppe Finzi

Si alza il sipario sulla stagione lirica del Teatro comunale di Modena con Macbeth, il capolavoro di Giuseppe Verdi, proposto nella consueta versione del 1865.

Un nuovo allestimento in coproduzione con Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, Fondazione Teatro di Pisa, Fondazione Ravenna Manifestazioni, Teatro Amintore Galli, Fondazione Teatro Goldoni, Fondazione Teatro Carlo Felice.

La regia è di Fabio Ceresa, che realizza una fusione unitaria di musica e visione, dove “l’ordine dell’universo precede e governa la volontà umana. Non c’è morale, non c’è psicologia, ma solo una danza di forze che attraversano il buio e la luce”.

La scena di Tiziano Santi, praticamente fissa, si divide in due parti. Il proscenio è dominato da un nero pece; sullo sfondo una serie di cornici concentriche che portano a un varco apribile, una sorta di universo ultraterreno dove appaiono le tre Parche, presenza costante, che regolano i tempi della vita e della morte filando, misurando e recidendo il filo rosso sangue, con le coreografie di Mattia Agatiello. Ottimo il lavoro nelle luci di Cristian Zucaro. I costumi di Giuseppe Palella cercano di esaltare la ricchezza e la grandezza del potere con un eccesso di paillette che risultano pesanti; più sobri invece quelli del coro, dal colore blu notte.

Il maestro Giuseppe Finzi dirige con brillante energia l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, che risulta ben compatta nelle varie sezioni. Una concertazione dalle sonorità voluminose con alcune deflagrazioni in fortissimo, tra momenti di eccessiva velocità e altri più dilatati. Non sono mancate le pieghe cromatiche, senza perdere di vista la tensione drammatica e la cupezza che contraddistinguono questa affascinante composizione.

Ottima la prova del Coro Lirico di Modena diretto dal maestro Giovanni Farina. Ben caratterizzate le streghe, soprattutto nel terzo atto, il potente finale del primo atto, i sicari del secondo atto e il dolente Patria oppressa.

Alexey Zelenkov è un Macbeth dalla vocalità debordante che riempie il teatro. Il timbro, ben emesso, ha una sua morbidezza, pur non brillando troppo di finezza. La ricerca psicologica del personaggio è interessante e riesce a mettere in risalto tutto il tormento interiore con una recitazione credibile. Fa piacere ascoltare l’aria Pietà, rispetto, onore, finalmente eseguita come nell’edizione critica.

Giuseppe Verdi nei suoi carteggi scriveva che voleva una Lady con voce aspra, soffocata, cupa, che avesse del diabolico. Marily Santoro la tratteggia molto bene sottolineando la sua perfidia tra sguardi e parole soffocate. Una vocalità solida che si muove con sicurezza in una scrittura alquanto impervia. Convincenti la cavatina e la cabaletta di ingresso, corposa La luce langue, suggestiva l’aria del sonnambulismo smorzata da un efficace re bemolle.

Mastodontico il Banco di Simon Lim dalla voce brunita, corposa, cavernosa e proiettata. L’adagio Come dal ciel precipita, scandito con puro terrore, è stato uno dei momenti più esaltanti dello spettacolo, salutato con applausi a scena aperta.

Il Macduff di Paolo Antonio Nevi lo si apprezza per volume vocale e per la passione accorata con cui interpreta l’aria Ah, la paterna mano. Completavano il cast gli allievi dei corsi di alto perfezionamento del Teatro comunale di Modena e delle voci bianche: Timoteo Bene Junior (Malcolm), Baia Saganelidze, una sicura e sonora Dama di Lady Macbeth, Andrei Miclea (Medico, Servo di Macbeth, Sicario, Araldo, Prima apparizione), Silvia Dilenge (Seconda apparizione) e Livia Mazzola (Terza apparizione).

Vivo successo con ovazioni per Lim, Santoro e Zelenkov, a conferma della qualità del teatro modenese.

Marco Sonaglia (Teatro comunale-Modena 30 ottobre 2026)