Recensioni - Opera

Le nozze di Figaro: una gara d’astuzia tra uomini e donne

Riccardo Fassi protagonista indiscusso dell’opera mozartiana

Si è appena conclusa la messa in scena delle nozze di Figaro al Filarmonico, la cui filosofia di vita rimane la stessa a quasi duecentocinquat’anni dalla sua prima messa in scena. L’uomo è un cacciatore nato che non si prende cura della sua donna se non poi difendere il diritto sulla di lei proprietà qualora si sente in pericolo di perderla. E nel farlo è anche presuntuoso ed arrogante, dato che pretende di vendicare l’offesa quando deve invece chiedere perdono. D’altro canto chi è abituato a sedurre per gioco e tradire, pensa questo anche degli altri che invece si comportano per lo più in maniera onesta e serena.

 

La messa in scena veronese non è un nuovo allestimento, ma si tratta della ripresa di quello del San Carlo di Napoli di dodici anni fa. Nonostante gli anni passati dal suo debutto, l’opera non risente del trascorrere del tempo e il risultato appaga la vista restando nel solco della tradizione mozartiana.
La scenografia di Sergio Tramonti è semplice, ma funzionale: una balconata di gusto settecentesco corredata da un’ampia scalinata divide idealmente il giardino dall’interno del palazzo arredato semplicemente con un’enorme tavola ricoperta da una tovaglia bianca. I costumi di Ursula Patzak sono tutti splendidi, specialmente quello blu pavone della contessa.

 

Il Maestro Sesto Quatrini ha diretto con brio e leggerezza fin dall’ouverture, capolavoro indiscusso del giovane salisburghese. Come scrisse Wagner “Mozart infuse agli strumenti il nostalgico afflato della voce umana”. Nelle nozze di Figaro nessun personaggio prevale sull’altro e risultano tutti coprotagonisti, in una sorta di opera corale nella quale a soli, duetti, quartetti e coro si alternano senza noia, ma con vivacità e freschezza.

Riccardo Fassi, nella parte di Figaro, si pone da subito con una qualità di voce incisiva e profonda. Il suo iniziale “Se vuoi ballar signor contino” è stato eseguito con una padronanza tecnica ineccepibile tanto nei recitativi, quanto nel canto. Uomo affascinante al quale il ruolo calza a pennello, il Fassi ha dato il meglio di sé nei duetti con Susanna, l’armena Hasmik Torosyan. Figura elegante anche nei panni della servetta importunata dal padrone, la Torosyan ha affrontato la prova con disinvoltura e senza le leziosità derivanti dall’opera buffa. Voce brillante e solare che ha convinto per i timbri marcatamente variegati.

Altrettanto giustamente applauditi Christian Senn e Francesca Sassu, rispettivamente nei ruoli del conte e della contessa d’Almaviva. Il baritono cileno è un espertissimo tombeur de femmes cui fa eco una voce possente e grandiosa. Nell’aria “Vedrò mentr’io sospiro” cantata a pochi metri dalle prime file emergono con forza le doti del suo sapiente fraseggio musicale.
Meno convincente Raffaella Lupinacci nel ruolo di Cherubino: personaggio e canto non decollano del tutto, lasciando lo spettatore sempre in un’attesa mai appagata.

Sonia Baccinelli 3/4/2018