Recensioni - Opera

Libri: L’anello del Nibelungo

Una nuova pubblicazione espone in modo capillare ed approfondito il ciclo wagneriano

La nutrita, ma mai sazia, bibliografia dedicata all’opera di Richard Wagner si arricchisce di una preziosa pubblicazione che offre nuovi sguardi su Der Ring des Nibelungen.
Il primo dei tanti motivi di interesse consiste nel fatto che il poderoso volume di circa 800 pagine dal titolo L’Anello del Nibelungo non è l’ennesima traduzione di un saggio in lingua tedesca o inglese, ma è frutto del lavoro del musicista e didatta italiano Francesco Iuliano.

L’autore analizza il ciclo affrontando molteplici aspetti, primo fra tutti le fonti, dato che l’epopea wagneriana è frutto di una sintesi di vari cicli mitologici tra cui l’Edda, il Nibelungenlied e loro derivazioni -da cui il sottotitolo “Il racconto dei racconti”- cui Wagner si ispira ma che piega alle sue esigenze poetiche creando una narrazione originale.
Interessante a questo proposito è anche la sezione che affronta la biografia del compositore in funzione dell’influenza che i vari eventi personali hanno avuto sull’evoluzione del progetto, che negli anni si è sviluppato a ritroso partendo dalla morte di Siegfried e risalendo alle origini del mito.

Anche per quanto riguarda l’analisi delle forme musicali l’autore non si limita alla solita esposizione dei leitmotive secondo l’usanza dei cosiddetti “bidelli del Walhalla”, ma ne recupera l’essenza identificando quelli che sono i temi principali e dimostrando come altri siano in realtà delle loro filiazioni -alcune più riconoscibili, altre meno- e di come ad essi siano strettamente legati. Molto utile a questo proposito è l’appendice in cui le varie citazioni vengono riportate in una tabella che elenca puntualmente i minutaggi dell’edizione del Ring DECCA diretta da Solti, permettendo al lettore un puntuale riscontro anche in fase di ascolto.

Oltre ad una capillare esegesi del testo e del dettato musicale, Iuliano fornisce anche un’interpretazione del significato del ciclo, al centro del quale non pone la figura Wotan bensì quella di Brünnhilde, ed anche del finale che Wagner ha volutamente lasciato aperto.  

Nonostante l’imponenza del testo e la ricchezza degli spunti, la prosa è sempre chiara e scorrevole, pertanto la lettura risulta facilmente accessibile anche a chi volesse per la prima volta avvicinarsi a questo monumento teatrale.
In conclusione: non il libro definitivo sul Ring, semplicemente perché questo non potrà mai esistere, ma un libro fondamentale che può offrire molti spunti sia al neofita che all’esperto.