Recensioni - Opera

Macerata: Macbeth, la forza di un capolavoro

Giorno non vidi mai si fiero e bello, parole quanto mai azzeccate per descrivere la parabola del Macbeth allo Sferisterio di Macerata

Dopo una prima saltata a causa della pioggia, con tanto di proteste degli spettatori che hanno lasciato l'Arena alle 23:30 senza aver visto lo spettacolo, finalmente si è arrivata a quella che ufficialmente è diventata la prima recita effettiva.

Lo spettacolo è quello andato in scena del 2019 (coproduzione insieme al Teatro Massimo di Palermo e al Teatro Regio di Torino) con la regia di Emma Dante, ripresa da Federico Gagliardi. A distanza di anni è bellissimo cogliere la matrice mediterranea e il legame ancestrale che ha la Dante con la sua terra, la Sicilia. Ci sono tantissimi elementi di richiamo, come i soldati di Duncano identici ai famosi Pupi, c'è la foresta di Birman avvolta dai fichi d'India, c'è la religiosità del Sud quando il corpo di Duncano viene lavato e asciugato come un Cristo morto durante i riti della passione, il cavallo di Macbeth che è un chiaro riferimento all'affresco "Il trionfo della morte" (conservato nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis a Palermo) del 1446.

Ovviamente non mancano i dettagli più oscuri e malefici con le orge, i sabba, i pentoloni delle streghe continuamente incinte (in contrasto con la sterilità dei due protagonisti) che estraggono i corpi dei bambini e le inquietanti apparizioni dei personaggi assassinati. E poi il sangue che ritorna in maniera ossessiva nel lungo e rosso mantello di Macbeth nel momento del brindisi, nelle macchie sui letti che circondano la Lady nell'inquietante scena del sonnambulismo. I costumi di Vanessa Sannino sono fantasiosi e selvaggi, avvolgenti i cromatismi delle luci di Christian Zucaro, incisive e perfette le coreografie di Manuela Lo Sicco, suggestive e funzionali le scene di Carmine Maringola con i ventagli di lance che si riflettono sulla parete del palcoscenico.

Il maestro Fabrizio Maria Carminati ha diretto con mano sicura la FORM-Orchestra Filarmonica che ha risposto in maniera eccelsa, con una sezione ottoni veramente compatta. Carminati ha cercato di cogliere correttamente le sfumature di una partitura quanto mai interessante, con i suoi momenti tesi e vibranti, senza cadere in eccessi, con un buon controllo tra buca e palcoscenico. Rimangono delle perplessità per la scelta di unire il finale della prima versione del 1847 con il breve monologo di Macbeth “Mal per me” a quello trionfante del 1865. Pienamente a fuoco il Complesso di palcoscenico Banda Salvadei.

Il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” diretto egregiamente da Christian Starinieri ha eseguito con cura i numerosi interventi. Potente la sezione femminile nelle scene delle streghe, bene gli uomini al secondo atto, intensi in "Patria oppressa", uno dei vertici corali di Verdi.

Leon Kim (previsto solo per questa recita) si è trovato ad essere il primo Macbeth, con una certa dose di emozione. La sua è un'interpretazione sicuramente partecipata, che cerca di cogliere (non sempre trovandolo) il tormento del protagonista. Il baritono ha una bella pasta vocale che si piega ad eleganti sfumature, come si evince nell'aria "Pietà, rispetto, amore", accompagnata anche da una corretta dizione. L'estensione però in alcuni momenti manca di potenza, specialmente in uno spazio come quello dello Sferisterio.

Marta Torbidoni, fresca dei successi scaligeri, torna in Arena dopo la Norma dello scorso anno. La sua Lady Macbeth ha tutte le carte in regola e il debutto in uno dei ruoli verdiani più impegnativi e affascinanti, si dimostra quanto mai vincente. La voce è ampia, sonora, corposa. Si muove con facilità negli acuti spericolati, nelle agilità, con varietà di accenti e attenzione nel fraseggio. Già nella cavatina "Vieni t'affretta" e soprattutto nella cabaletta "Or tutti sorgete" conquista il pubblico. Si conferma incisiva in "La luce langue" e nel brindisi. Anche l'impegnativa aria del sonnambulismo è risolta con un efficace re bemolle in diminuendo. Nella recitazione sottolinea la glaciale e spietata sete di potere del suo personaggio con una mimica luciferina e un andamento prima impavido, poi sempre più folle e devastante.

Simón Orfila è un eccellente Banco, dalla voce drammatica, bronzata e ben levigata. Di grande intensità l'adagio "Come dal ciel precipita" nel secondo atto. Antonio Poli ha sia lo smalto, che lo squillo necessari per delineare un ottimo Macduff e per confermarsi come uno dei tenori attualmente più interessanti. Tutto il suo dolente e straziante lirismo si coglie nell'aria "Ah la paterna mano”. Oronzo D'Urso ci offre un sonoro ed eroico Malcom, finalmente ben definito. Una voce interessante, da continuare a seguire. Bilanciate anche le due voci sicure di Federica Sardella (Dama di Lady Macbeth) e Luca Park (Medico). Completavano brillantemente il cast Stefano Gennari (Domestico/Sicario/Araldo), Andrea Pistolesi (Prima Apparizione) e Lucia Spreca (Seconda e terza Apparizione).

Vivo successo per tutti gli artisti, trionfo personale per Marta Torbidoni.

La serata con la partecipazione dei sindaci dei comuni della provincia di Macerata, è stata preceduta dall'esecuzione dell'inno d’Italia, come se si trattasse, ma non lo era, della prima recita della stagione lirica maceratese. Probabilmente, essendo presente la seconda carica dello Stato (andata via a metà serata), si è deciso per questa apertura solenne, che ha visto il pubblico dello Sferisterio, in piedi, in segno di rispetto. Qualche fischio si è levato, ma niente di così grave.

Durante gli applausi finali sono apparse sul palco due bandiere insanguinate della Palestina, che hanno fatto vibrare le coscienze del pubblico e innervosire qualche politico che evidentemente non ha colto il grande messaggio, quanto mai attuale, di questo capolavoro Shakespeare/Verdi.

Marco Sonaglia (Arena Sferisterio-Macerata 1° agosto 2025)