Recensioni - Opera

Madama Butterfly al castello di Gars in Austria

Il Festival Oper Burg di Gars am Kamp, non lontano da Vienna, assume anno dopo anno una importanza sempre maggiore tra i Festival operistici della stagione estiva

Il Direttore Artistico Clemens Unterreiner sceglie con cura l’alternanza dei titoli e degli artisti, così da garantire sempre un ottimo livello delle rappresentazioni. Anche lui fa parte degli artisti e, essendo un baritono, in questa produzione parteciperà alle ultime tre rappresentazioni.

Da sottolineare che il luogo dove si svolge la manifestazione è ottimale dal punto di vista acustico: quel che resta dell’antico castello fa da cassa armonica per cui è uno dei pochi festival all’aperto dove i cantanti cantano senza microfono. Il palcoscenico è piccolo ma funzionale e quest’anno si rappresentava Madama Butterfly di Giacomo Puccini.

Il regista Matthias von Stegmann ha creato una regia molto fluida e convincente, con due piccole gemme e, secondo me e il pubblico, una caduta di stile nel secondo atto.

Cominciamo parlando delle due gemme: durante il Coro a bocca chiusa, tra l’altro disposto molto bene di fronte al palcoscenico, entra Butterfly quasi stesse vivendo un sogno: la protagonista vede prima Pinkerton baciare e abbracciare la moglie americana, successivamente le appare lo Zio Bonzo che la maledice. Altro momento interessante è il finale, dove Pinkerton ritorna in scena chiamando Butterfly, vedendola al suolo le si avvicina, ma lei si scuote, lo spinge lontano da sé e muore.

La caduta di stile avviene quando, al posto del bambino, viene portato in scena un pupazzo bianco con in testa il cappello rosso indossato da Cio Cio San quando arriva per il matrimonio. Vedendo Suzuki col pupazzo in braccio il pubblico si è messo a ridere: tutta la tensione e l’emozione creata nella precedente scena della lettera è svanita. Vedere il Console chiede a un pupazzo come si chiama, ha suscitato qualche disappunto tra il pubblico che ha rumoreggiato.

Semplici ma efficaci le scene di David Gamel, curati i costumi di Laura Madgè Hörmann e molto curato il trucco di Miriam Hygen.

Stupendo per presenza scenica e emissione vocale il Coro diretto dal Maestro Michal Juraszek.

Si dice solitamente che l` orchestra è il quarto protagonista della Butterfly ma non in questa edizione dove purtroppo Karsten Januschke ha diretto senza dare colore, in modo tecnicamente impeccabile ma senza anima. La musica di Puccini è un supporto tangibile delle molteplici emozioni del dramma, la musica ha il compito di metterle in evidenza, non è semplice accompagnamento.

Il sostegno ai cantanti in questo senso è mancato, il che non ha impedito loro di raggiungere ottimi risultati interpretativi.

Cio Cio San era interpretata dal soprano Kristiane Kaiser, già protagonista di ruoli pucciniani e mozartiani alla Wiener Volksoper. Perfettamente nel personaggio, a suo agio nell’interpretazione vocale è stata apprezzatissima durante tutto lo spettacolo. La sua performance è culminata nell’aria “Un bel dì vedremo”, dove ha ricevuto un meritatissimo applauso.

B.F. Pinkerton è stato interpretato dal tenore spagnolo David Banos, chiamato a sostituire un suo collega all’ultimo istante. È stato un Pinkerton efficace sia scenicamente che vocalmente. Ha dato il suo meglio nel primo atto, affrontando poi l’aria finale “Addio fiorito asil” con qualche apprensione, ma risolvendola comunque con naturalezza e sicurezza nel registro acuto.

Il Console Sharpless era interpretato dal baritono triestino Paolo Rumetz, conosciutissimo ed apprezzato dal pubblico austriaco per aver cantato tanti anni a Vienna. Da manuale la sua interpretazione, sicuro nell`emissione e coinvolgente nel personaggio, soprattutto nella scena della lettera, nonostante la presenza del pupazzo che ha messo a dura prova la concentrazione sia sua che del soprano. Sempre appropriata la sua interpretazione, che ha ricevuto il giusto riconoscimento nel lungo applauso che lo ha salutato nel finale.

Suzuki è stata interpretata in modo efficace dal mezzosoprano russo Daria Sushkova. Dalla stagione 2022/23 parte dell’ensemble della Wiener Staatsoper. Da ricordare anche Christian Drescher come Goro, bravo a mettere in risalto con le sue sottolineature vocali e portamento scenico l`anima nera del faccendiere. Meritano elogio anche Simion Novac come Principe Yamadori e Evgeny Solodovnikov come Zio Bonzo

Spettacolo piacevolissimo e ben prodotto che meritava sicuramente il viaggio.

Applausi finali per tutto il cast con maggior intensità per Kristiane Kaiser e Paolo Rumetz.