Recensioni - Opera

Modena: I quatro rusteghi

A Modena continuano le sorprese in una stagione lirica alquanto ricca. Come titolo fuori abbonamento viene proposto I quatro rusteghi di Ermanno Wolf-Ferrari

Una commedia musicale in tre atti con Il libretto di Giuseppe Pizzolato e tratta dalla commedia "I rusteghi" (1760) di Carlo Goldoni. L'opera non debuttò in Italia, ma al Nationaltheater (Monaco di Baviera) il 19 marzo 1906, poiché Wolf-Ferrari, dopo il fiasco della sua prima opera La Cenerentola a Venezia nel 1900, aveva deciso di rappresentare le sue opere in Germania. Dopo il grande successo, la prima italiana avvenne al Teatro Lirico di Milano il 2 giugno 1914 e dopo una settimana la compagnia si trasferì alla Fenice di Venezia.

L'allestimento è quello dell'Azienda Teatro del Giglio di Lucca, con la regia di Aldo Tarabella, assistito da Camilla Digito. Uno spettacolo funzionale, rispettoso del libretto, che sottolinea bene il contrasto tra l'austerità dei rusteghi e la modernità delle donne. C'è uno studio interessante nei movimenti, negli sguardi, che mettono in risalto le grandi capacità recitative dei cantanti, bravi anche nell'uso del dialetto veneziano. Nell'insieme c'è un senso di eleganza, quasi un omaggio ai disegni di Emanuele Luzzati e a certi allestimenti operistici di Giorgio Strehler.

Luca Antonucci cura le scene, formate da una grande gabbia di legno e di metallo che racchiude altre piccole, sorvolata da una scala piramidale. Suoi anche i bellissimi e ricercati costumi di taglio settecentesco, dove ogni personaggio è rappresentato come un volatile con precise e personali caratteristiche. Avvolgenti le calde luci di Andrea Ricci, che formano suggestive atmosfere cromatiche.

A dirigere l'Orchestra Filarmonica Italiana il maestro Giuseppe Grazioli che saputo cogliere sia la finezza, che la freschezza della partitura, tra comicità, nostalgia, vivacità e tenerezza. Bellissimo il preludio del secondo atto che ha brillato per nitidezza e morbidezza, ben sostenuti i concertati, le arie celebri, gli intrichi polifonici e contrappuntistici, in modo particolare i frenetici sillabati come la baruffa finale del secondo atto e il terzetto dei tre bassi nell’ultimo atto.

Il cast era formato dagli interpreti del corso di alto perfezionamento 2025/2026 per cantanti lirici del Teatro Comunale di Modena.

Lunardo era il basso Andrei Miclea molto carismatico scenicamente, con una voce profonda, ma non troppo corposa. Gli altri tre rusteghi erano ben caratterizzati da Carlo Lipreri (Maurizio) interprete esterno dal corso, Ying Zhihao (Simon) e Gaetano Triscari (Cancian) anche lui esterno. Ottima la prova del tenore Paolo Mascari nel ruolo del giovane Filipeto. Una voce limpida, delicata, usata con sicurezza e precisione, anche nell'aria “Lucieta xe un bel nome”. Lo affianca la bravissima Annalisa Soli, che cesella con leggerezza e simpatia l'amata Lucieta. Pregevoli le arie "I me vol, i me mena" e “Beata chi pol goder la vita”. Altrettanto trascinante Seonjin Ko nella parte dell'energica Felice, con una linea di canto solida, fluida e una briosa presenza scenica. Il mezzosoprano Camilla Carol Farias era una Margarita scura e corposa, Lorena Cesaretti una convincente Marina con la sua canzonetta “El specio me ga dito che son bela…”. Completavano la locandina i validi Yinxuan Dan (Conte Riccardo) e Baia Saganelidze (Giovane serva).

A fine recita vivo successo, con tanti giovani presenti in sala, grazie alla scelta vincente della direzione artistica del teatro, che ha permesso a queste interessanti voci di debuttare in un'opera non scontata e alquanto impegnativa.

Marco Sonaglia (Teatro Comunale Pavarotti-Freni Modena 22 febbraio 2026)