Recensioni - Opera

Modena: L'italiana in Algeri

Dopo il barocco di Lulli, al teatro comunale di Modena torna la musica di Rossini  

Un nuovo allestimento in coproduzione con Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Ravenna Manifestazioni/Teatro Alighieri, Fondazione Haydn di Trento e Bolzano, Teatri di OperaLombardia.

La regia di Fabio Cherstich ci restituisce l'energia incontenibile, comica, travolgente, esplosiva di Rossini, fatta di accumuli, slanci, cortocircuiti, trappole ritmiche e detonazioni improvvise, caratterizzando bene il lato caricaturale dei personaggi intesi come maschere stereotipate, esagerate, deformate. Le scene curate da Nicolas Bovey hanno un'ambientazione contemporanea, ma non realistica, una villa in costruzione in un luogo indefinito con materiale da cantiere, sdraie, carriole, sedie da ufficio, bidoni e il gommone di salvataggio con cui arrivano Isabella e Taddeo, come se provenissero da un'ipotetica nave da crociera alla deriva. I costumi di Arthur Arbesser sono fantasiosi e colorati, le luci di Alessandro Pasqualini alquanto efficaci. A determinare il ritmo e la qualità comica il bravissimo mimo Julien Lambert, affiancato dai figuranti Thomas Angarola, Riccardo Abramo, Riccardo Dell'Era, Danilo Smedile, Elia Vignola.

Ottimo la direzione del maestro Alessandro Cadario che guida l'Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini con gesto sicuro, mettendo in risalto tutta la nitidezza, la vitalità ritmica della partitura rossiniana in un gioco colorato di dinamiche. I tempi sono spediti, c'è grande attenzione alle voci specialmente negli impegnativi momenti d'assieme e agli interventi solistici degli strumenti. Puntuale e deciso il coro Claudio Merulo di Reggio Emilia diretto dal maestro Martino Faggiani e assistito da Federico Perotti.

Isabella era una straordinaria Laura Verrecchia che ha interpretato con una presenza scenica incisiva e sensuale il suo personaggio, cogliendo al meglio tutte le sfumature. Il timbro scuro, corposo, morbido scorre agile e svettante nel registro acuto unito ad un fraseggio variegato con i giusti accenti. Pregevoli le due cavatine "Cruda sorte, amor tiranno" , "Per lui che adoro", ottimo il rondò "Pensa alla patria".

Giorgio Caoduro funziona benissimo come Mustafà. Colpisce per il suo timbro caldo, avvolgente e ben proiettato, per la tecnica solida con cui affronta gli ostici sillabati, per la recitazione energica e spigliata. Risolve egregiamente l'aria "Già d'insolito ardore nel petto".

Marco Filippo Romano è un gigantesco Taddeo. Un'interpretazione scolpita con attenzione alla parola, nello squillo della voce, nella perfetta dizione, negli sguardi, nei tempi comici. Favoloso il duetto "Ai capricci della sorte" con Isabella, gustosa l'aria "Ho un gran peso sulla testa".

Ruzil Gatin nonostante l'annuncio della sua indisposizione, ha sostenuto il ruolo di Lindoro senza nessuna esitazione. La voce limpida, sciolta, tipica da tenore rossiniano, raggiunge con facilità l'alta tessitura, come dimostra nelle due cavatine "Languir per una bella" e "O, come il cor in giubilo". Funzionale il resto del cast con Giuseppe De Luca (Haly), bravo nell"aria "Le femmine d'Italia", Gloria Tronel (Elvira) e Barbara Skora (Zulma).

Vivo successo per tutto il cast con particolari ovazioni per Verrecchia, Romano e Caoduro.

Marco Sonaglia (Teatro Comunale Pavarotti/Freni-Modena 8 marzo 2026)