Grande successo di pubblico
L'ottima stagione lirica del teatro comunale di Modena prosegue con un titolo insolito e poco frequentato. Si tratta di "Stiffelio" opera dei famosi anni di galera di Giuseppe Verdi, ma già accurata nella scrittura, nella costruzione drammatica e nella modernità dei contenuti. Da lì a poco infatti il maestro scriverà Rigoletto e tutti gli altri capolavori.
Il nuovo allestimento è in coproduzione con Fondazione Teatri di Piacenza e la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia. Regia, scene e costumi del maestro Pier Luigi Pizzi, che anche questa volta è riuscito a stupirci con uno spettacolo che gronda eleganza, sobrietà, ricercatezza e fedeltà al libretto.
La prima scena è dominata da un forte nero, che caratterizza bene anche gli ottimi vestiti del coro e di alcuni protagonisti. Poi prevale un bianco candido, con vari editing video realizzati da Matteo Letizi, dove vengono valorizzate le profondità, le architetture di taglio neoclassico, i chiaroscuri, i raggi di luce quasi caravaggeschi curati da Massimo Gasparon, che è anche regista collaboratore. C'è un senso di asciuttezza, di essenzialità, con pochi elementi che mettono in risalto il significato profondo e religioso dell'opera.
Il giovane direttore Leonardo Sini guida con sicurezza l'Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini. Il risultato è eccellente sin dalla particolare sinfonia iniziale, dove il suono orchestrale risulta compatto e levigato. Sini è bravo a sostenere i cantanti con i tempi giusti, con equilibrio nei volumi, senza cadere in eccessi bandistici come accade a volte con il primo Verdi. Di ottimo livello anche il potente Coro del Teatro Municipale di Piacenza che sa trovare la giusta solennità diretto con cura dal maestro Corrado Casati.
Gregory Kunde alla soglia dei settantadue anni debutta un ruolo impervio come Stiffelio con grandi risultati. Il tenore sembra vivere una seconda giovinezza, con un repertorio che nessuno avrebbe mai immaginato. La voce è ancora fresca, specialmente nel registro acuto che risulta saldo, luminoso, squillante. Solo qua e là si intravede qualche segno di stanchezza che non va ad inficiare la prestazione. Sempre attento al fraseggio, con una presenza scenica quanto mai appassionata sia nell'aria "Vidi dovunque gemere" al primo atto, che nei vari momenti d’assieme.
Lidia Fridman nella parte di Lina si conferma un soprano interessante dal timbro scuro e spigoloso, che mette al servizio di curate dinamiche, di fluide salite in acuto e di una squisita musicalità. La recitazione riflessiva e carismatica tocca momenti di grande pathos nella preghiera "A te ascenda, o Dio clemente", mentre l'aria "Ah, dagli scanni eterei" viene risolta con grande sicurezza.
Se c'è un baritono che sa cantare Verdi con l'anima e con la classe è sicuramente Vladimir Stoyanov. Una perfetta interpretazione di Stankar dove sfoggia una nobiltà nel canto, con cura negli accenti e nella parola scenica. Il timbro morbido, avvolgente, si piega a rifinite sfumature. La grande aria "Lina pensai che un angelo" commuove per la sua dolente forza drammatica, la cabaletta "Oh gioia inesprimibile" infiamma per l'impeto sanguigno e conquista la platea.
Ottimo Adriano Gramigni (attualmente uno dei bassi più interessanti) che con voce rotonda e corposa dona la giusta autorevolezza al suo Jorg. Il tenore Carlo Raffaelli ha voce fresca e misurata per interpretare il giovane amante Raffaele. Molto bene anche i validi Paolo Nevi (Federico di Frengel) e Carlotta Vichi (Dorotea).
Trionfo finale con infiniti applausi per tutto il cast e festeggiamenti per Pier Luigi Pizzi.
Una serata di grande teatro, da ricordare e da portare nel cuore.
Marco Sonaglia (Teatro Comunale Pavarotti/Freni-Modena 9 gennaio 2026)