Maria Teresa leva debutta nel ruolo
Dopo il grande successo di “Nabucco”, il teatro comunale di Modena continua la stagione con "Tosca", il capolavoro di Giacomo Puccini.
Un nuovo allestimento in coproduzione con Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, Azienda Teatro del Giglio di Lucca, Teatro Goldoni di Livorno, Teatro Verdi di Pisa, Teatro Alighieri di Ravenna e in ricordo di Cristina Pezzoli.
Luca Orsini cura la regia per uno spettacolo elegante, fedele al libretto, di bell'impatto. Le scene sono di Giacomo Andrico che ricreano la Roma ottocentesca con la basilica di Sant'Andrea della Valle, Palazzo Farnese, la terrazza di Castel Sant'Angelo attraverso un gioco di incastri dominato da colonne neoclassiche. Suggestive le luci di Tiziano Panichelli, con effetti di prospettiva e atmosfere intriganti come l'esplosione religiosa alla fine del primo atto, il taglio caravaggesco nel secondo e l'alba nel finale. Anche i costumi di Rosanna Monti sono raffinati e dalle tinte ricercate.
Il maestro Stefano Ranzani alla guida dell'Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini ha optato per una lettura omogenea, equilibrata, vibrante, che mette in risalto i colori della partitura, come le dissonanze espressioniste e la grande cantabilità, tra morbidi tappeti di archi ed esplosioni di ottoni. Un'orchestra potente che non ha sovrastato le voci, ma sottolineato il dramma con momenti di perfetta tensione. Ottimo come sempre il Coro Lirico di Modena diretto da Giovanni Farina che ha dimostrato una mirabile coesione nel monumentale Te Deum. Valido il coro Voci bianche del Teatro Comunale di Modena diretto Paolo Gattolin, grazioso il pastorello di Silvia Dilenge.
Maria Teresa Leva debuttante in Tosca, non ha deluso le aspettative, considerando la difficoltà del ruolo e la presenza in sala della grandissima Raina Kabaivanska, una delle interpreti di riferimento per questo ruolo. Il soprano mostra un timbro interessante, uniforme in tutti i registri , emesso con sicurezza e buona dizione. Gli acuti sono svettanti e taglienti (bellissimo il finale), i pianissimi di grande classe come nel "Vissi d'arte", eseguito con grande intensità. In scena è pienamente a suo agio, la sua è una Tosca passionale e combattiva allo stesso tempo.
Giorgio Berrugi ci delinea un Cavaradossi raffinato, dal timbro nobile, con una giusta potenza e garbata recitazione. Prudente in "Recondita armonia”, affronta con interessanti sfumature e squillo sicuro il suo straziante addio alla vita nel terzo atto.
Dalibor Jenis è un barone Scarpia sadico, ma anche turbato e riflessivo, dalla voce salda, ben proiettata, fraseggio corretto, attento alla parola e con una imponente presenza scenica.
Bene anche il corposo Cesare Angelotti di Gaetano Triscari e Il brillante sagrestano del sempre valido Roberto Abbondanza. Completavano degnamente il cast Aldo Sartori (Spoletta), Tamon Inoue (Sciarrone) e Luca Marcheselli (Un carceriere).
A fine recita vivo successo, specialmente per il terzetto Leva, Berrugi e Jenis.
Marco Sonaglia (Teatro Comunale Pavarotti -Freni/Modena 27 novembre 2025)