Ancona apre la stagione lirica con L'elisir d'amore di Donizetti, nuova produzione del Teatro delle Muse firmata da Giuseppe Dipasquale tra camicie a scacchi e salopette
Anche ad Ancona si alza il sipario sulla nuova stagione operistica.
Un'apertura nel segno di Donizetti con L'elisir d'amore, uno dei titoli più amati del compositore bergamasco, che torna alle Muse dopo dodici anni di assenza.
Una nuova produzione, regia, scene e luci a cura di Giuseppe Dipasquale, che già avevamo apprezzato con Il trovatore nella scorsa stagione. Dipasquale crea uno spettacolo fresco, godibile e fedele al libretto. Interessante l'idea di ambientare l'opera non più nei Paesi Baschi alla fine del settecento, ma nel cuore dell'America rurale tra gli anni cinquanta e sessanta. Un'unica scena con una grande palizzata in legno scuro, balle di fieno, ruote di carro, tavolata con cibo e vino. In lontananza, a parte alcune proiezioni iniziali, troviamo un paesaggio con un'atmosfera delicata, dai colori pastello, dove il sole in pieno giorno lascia spazio alla notturna luna.
I costumi di Stefania Cempini raffigurano al meglio questo universo tra camicie a scacchi, salopette, cappelli di paglia, stivali e i soldati vestiti di bianco che sembrano quasi uscire da un quadro di Fattori.
Sul podio a dirigere l'Orchestra G. Rossini di Pesaro il giovane direttore Aram Khacheh, che propone l'opera nella sua edizione integrale. I tempi serrati e scattanti sottolineano il carattere giocoso della partitura, ma Khacheh riesce a cogliere bene anche le raffinate oasi di pacatezza e il giusto equilibrio nei concertati, mettendo in risalto le singole voci. Di lusso l'accompagnamento al fortepiano del maestro Alessandro Benigni.
Sugli scudi anche il Coro Lirico Marchigiano V. Bellini che, sotto la guida del maestro Christian Starinieri, sembra aver trovato la giusta compattezza, sfoggiando una buona potenza e risultando disinvolto nei movimenti scenici.
Notevole e solare l'Adina di Maria Laura Iacobellis. Il soprano conferma le sue grandi qualità con una voce chiara che sa sostenere omogeneamente in tutti i registri. Pregevole nei filati, nell'eleganza dei passaggi più belcantistici, nel saper affrontare con precisione, fluidità, brillantezza le salite in acuto e le colorature. Apprezzabili sia le arie Della crudele Isotta, Prendi, per me sei libero che il duetto Quanto amor.
Nemorino era il tenore Giuseppe Infantino che, nonostante l'emozione nella cavatina di ingresso Quanto è bella, quanto è cara!, ha subito mostrato il suo bel timbro, quasi antico, dallo squillo facile, che ricorda la grande tradizione italiana e spagnola. La voce è duttile, rifinita, attenta alle sfumature e al fraseggio. La famosa romanza Una furtiva lagrima è eseguita con la giusta intensità emotiva, conquistando il cuore del pubblico.
Funziona bene il Belcore di Vittorio Prato, che con voce morbida sa essere sfrontato nella cavatina Come Paride vezzoso e quanto mai impetuoso scenicamente, senza cadere in eccessi macchiettistici.
Decisamente valido il medico ambulante Dulcamara di Maharram Huseynov, che affronta i temibili sillabati di Udite, udite, o rustici! con scioltezza grazie a una voce rotonda ed efficacemente proiettata.
Graziosa e ben gestita vocalmente la Giannetta della brava Eleonora Boaretto.
Al termine della recita vivo successo per tutto il cast, con acclamazioni per Iacobellis e Infantino.
Il prossimo e ultimo appuntamento sarà il 4 e il 6 dicembre con un insolito dittico dedicato a Mascagni che comprende A Giacomo Leopardi e Cavalleria rusticana.
(Marco Sonaglia, Teatro delle Muse, Ancona, 2 ottobre 2026)