Recensioni - Opera

Ottimo secondo cast per la Norma Scaligera

Confusa e poco comprensibile la messa in scena di Oliver Py

Norma ha convinto a metà, ma fortunatamente la metà è stata la parte musicale.

Norma è sempre stata avvolta da un alone di mistero. È stata interpretata dalle più grandi ed inarrivabili come Maria Callas e Montserrat Caballè. È una storia d'amore e di guerra, simile ad Aida, attuale perché potrebbe succedere anche oggi tra giovani di etnie diverse. È la libertà d'amare che si scontra contro il dovere culturale e sociale. Infine è un inno all'amore contro la guerra: Norma incarna il sacrificio di sé stessa per amore, il senso di giustizia contro l'opportunità, il mettere sè stessa e la famiglia davanti al dovere politico e sociale, davanti al desiderio del popolo di ottenere la libertà facendo la guerra.

Norma mancava alla Scala dal 1977 e l'attesa è stata disattesa, soprattutto a livello registico. Il regista Oliver Py fa un’insalata mescolando Risorgimento con tratti del Nabucco areniano di Arnaud Bernard. Insomma un guazzabuglio senza capo né coda, giustamente fischiato alla prima. L 'opera non andrebbe mai travisata! L'opera non diventa moderna se si sposta lo spazio temporale dell'azione, l'opera rimane moderna quando riesce a illuminare la contemporaneità! Se in teatro ci fosse stato qualcuno che vedeva Norma per la prima volta, non avrebbe capito nulla.

Senza senso e scontate le scene di Pierre-André Weitz, che firma anche i costumi. Sbagliate le luci di Bertrand Killy e abbastanza scialbe le coreografie di Ivo Bauchiero.

Per fortuna le cose vanno decisamente meglio a livello musicale nella recita del 14 luglio a cui ho assistito.

Questa produzione è basata sull'edizione critica. Il maestro Fabio Luisi ha posto l'attenzione sulla scrittura dell’orchestra, cercando di estrarre tutti i colori delle note e riportando l'orchestra al suo ruolo di protagonista dell'opera. Magnifica la sua direzione, che ha toccato il culmine nelle scene corali. Il maestro ha accompagnato i protagonisti senza mai coprire le loro voci e ha creato quella magica sinergia che dovrebbe esserci sempre tra palco e orchestra. Anche il coro era importante per Bellini e questa produzione ne ha esaltato il ruolo di popolo che non pensa ma è compatto e segue chi lo comanda. Coinvolgente il finale dell'opera, concertato magnificamente dal maestro Luisi.

La forza della musica di Bellini è che va al centro del momento drammaturgico. Verdi, suo successore, ha imparato anche da lui. Bellini ha scritto Norma che aveva meno di trent'anni ed era di animo rivoluzionario come lo sono i giovani artisti. Ha stravolto la prassi dei finali d’atto, col coro in scena, chiudendo il primo atto con i tre protagonisti in scena e il coro dietro le quinte. Ha cambiato anche la moda dei libretti, che fino a quel tempo portavano in scena eroi o popolani. Sceglie come protagonista una donna. E che donna! Con tutte le sfaccettature possibili: sacerdotessa, personaggio pubblico, amante, madre.

Sempre sublimi il Coro del Teatro alla Scala diretto dal Maestro Alberto Malazzi e i musicisti che compongono l'orchestra del Teatro. Veniamo alle voci e ai protagonisti.

Pollione era cantato dal tenore Antonio Poli, giovane che unisce la tecnica vocale con una generosità estrema in ogni recita. Regala tutto quello che ha, non si risparmia mai. È un tenore dal timbro caldo, con voce prettamente italiana. Il suo Pollione è stato di indubbio valore, leggermente in difficoltà in qualche momento del primo atto, maggiormente a suo agio nel secondo atto. Ha definito il proconsole romano dandogli spessore sia vocale che scenico.

Oroveso era il grandissimo Michele Pertusi, per il quale è difficile trovare gli aggettivi con cui definire la sua esibizione. Pertusi è sempre al top, qualsiasi ruolo interpreti.

Norma era il soprano Marta Torbidoni, con l'adrenalina a mille nelle vene al pensiero di calcare il palcoscenico che aveva visto grandi soprano prima di lei affrontare la partitura. La sua interpretazione è stata sublime, soprattutto nell'aria "Casta diva" e nel secondo atto. Voce drammatica e lirica contemporaneamente, ha tratteggiato al meglio tutte le sfaccettature del complesso personaggio. Debutto alla Scala da incorniciare e da ricordare. In sala era presente la sua insegnante, la grandissima Mariella Devia, che sorrideva nell'ascoltare la sua allieva.

Adalgisa era Vasilisa Berzhanskaya, che ho trovato essere decisamente migliorata rispetto alla Preziosilla sentita nell’opera inaugurale. Molto brava sia a livello scenico che vocale, indimenticabile nei duetti con Norma.

Molto bravi anche Laura Lolita Peresivana, allieva dell'Accademia Teatro alla Scala nel ruolo di Clotilde e Paolo Antognetti nel ruolo di Flavio.

Per fortuna la musica è sempre musica. Se ci sono interpreti come quelli sentiti alla Scala e musicisti come il Maestro Fabio Luisi, se non la vista, almeno è salvo e sazio l'udito.

Alla fine grandi applausi per tutto il cast con ovazioni per le interpreti di Norma e Adalgisa, per il coro e il maestro Luisi.