Recensioni - Opera

Pendleton ritrova l’Alchimia dei Momix

Trionfo di pubblico per la nuova splendida creazione dei Momix al Teatro Romano

In Alchemy invece luci e proiezioni tornano funzionali alla coreografia, colorando, scolpendo, ed esaltando la fisicità dei ballerini, che, senza più alcun diaframma che separa pubblico e palco, risulta molto più efficace.
Come dice il titolo stesso, protagonisti di questo nuovo balletto sono i quattro elementi, fuoco, aria terra e acqua, cui fa da appendice finale l’oro, ovvero il vero obbiettivo dell’alchimia.
Pendleton si riconferma grande sperimentatore, lavorando sui materiali e sui costumi dei suoi ballerini alla ricerca di nuove soluzioni espressive: citiamo ad esempio le figure scimmiesche presenti in uno dei balletti della “terra”, oppure i corpi delineati solo da strisce luminose accentuate dalle luci ultraviolette. L’aspetto che però rende Alchemy un nuovo capolavoro è la poesia che si respira in più di un passaggio, primo fra tutti il meraviglioso “passo a due” sulle note di C’era una volta in America, in cui il concetto di “aria” si fonde magicamente con quello di “amore”.
Straordinario anche il finale in cui le ballerine dorate si stagliano nelle loro acrobazie su grandi pannelli neri di kubrickiana memoria che altri non sono che i loro partner che le sostengono.
Un  Teatro Romano esaurito in ogni ordine ha decretato il trionfo di Pendleton che ha saputo ritrovare la sua pietra filosofale.


Davide Cornacchione 1/08/2013


Finalmente Moses Pendleton ha smesso di invitarci a casa sua a guardare le diapositive ed ha ricominciato a lavorare quasi esclusivamente sulla fisicità dei suoi ballerini.
Era dai tempi di Opus cactus che non mi entusiasmavo così ad uno spettacolo dei Momix. Nelle sue ultime produzioni (Sun flower moon, Bothanica ed anche la nuova versione di Passion) Pendleton fondeva le sue coreografie con immagini che venivano perlopiù proiettate su un tulle nero a proscenio, creando effetti indubbiamente suggestivi, ma nei quali a volte la proiezione andava a penalizzare, o quantomeno ridimensionare, il lavoro del coreografo.