Si ripropone l'allestimento del 2019
Il terzo titolo al Rossini Opera Festival 2026 è "La scala di seta", farsa comica in un atto su libretto di Giuseppe Maria Foppa, che appartiene al gruppo di cinque farse che il compositore scrisse per il Teatro San Moisè di Venezia (le altre sono "L'inganno felice", "Il signor Bruschino", "La cambiale di matrimonio" e "L'occasione fa il ladro").
Viene riproposto l'allestimento del 2019 con la regia di Damiano Michieletto. Uno spettacolo dinamico, energico, tutto da progettare e da costruire.
Le scene di Paolo Fantin ci mostrano inizialmente l'interno di un appartamento che sembra ispirato al film “Dogville” di Lars Von Trier, disegnato su una planimetria in scala (geniale l'idea che sia situato a Pesaro, in via Rossini n. 2) e riflesso sul grande specchio inclinato che garantisce una visione dall'alto. Durante la sinfonia iniziale un architetto da indicazioni a tecnici ed operai per come sistemare gli arredi nelle varie stanze, disponendoli secondo le indicazioni presenti nel disegno planimetrico. Ed ecco formata la casa di Giulia con la sala da pranzo, il soggiorno, la camera da letto, il bagno, finte porte per passare da un ambiente all'altro illuminato al neon e la finestra dove viene fatto scendere il lenzuolo che Dorvil usa per raggiungere la sua amata. Fantin cura anche gli ecclettici costumi, invece il disegno luci di Alessandro Carletti è incisivo e dinamico.
Alla guida dell'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna il maestro Iván López-Reynoso ha saputo evidenziare tutta la vivacità dell’azione scenica, la grande vitalità giovanile dei personaggi, creando un rapporto buca-palcoscenico sempre fluido e ben affiatato. Gli accompagnamenti al fortepiano sono stati eseguiti da Giorgio D'Alonzo.
Hasmik Torosyan è stata una Giulia alquanto efficace. Oltre ad essere seducente al punto giusto con le sue qualità attoriali, il soprano possiede padronanza tecnica nella legatura dei suoni, affrontando con estrema eleganza i passaggi di più intenso lirismo e con grinta le colorature. La voce voluminosa, brilla nell'ottima esecuzione della grande aria “Il mio ben sospiro e chiamo”.
Alasdair Kent è un Dorvil quanto mai disinvolto scenicamente. Timbro interessante, delicato, che però nelle agilità del registro acuto tende a sfibrarsi e diventare esile, specialmente nella cabaletta "Ah se per te m’accendo”.
Blansac era Iurii Samoilov, baritono dal timbro seducente, dalla voce corposa, ben proiettata, che sa piegare con accenti appropriati, spontanei, oltre ad una buona recitazione.
Straordinario Paolo Bordogna nella parte del domestico Germano, ispirato al filippino Ariel interpretato a Zelig dall’attore Marco Marzocca. Una vera lezione di teatro che unisce una mimica eccezionale, con i tempi comici da vero buffo rossiniano ad un gusto nel canto, porgendo l'attenzione sulla parola scenica, sulla calda pasta baritonale, sui vorticosi e perfetti sillabati.
Mara Gaudenzi ci tratteggia una Lucilla di grande gusto musicale, come si coglie nell’aria “Sento talor nell’anima”, eseguita in maniera impeccabile. Ben caratterizzato anche il Dormont del bravo Enrico Iviglia.
Altro grande successo, con punte di applausi per Torosyan e Bordogna, vero mattatore della serata.
Il festival prosegue fino al 23 agosto, ma nel frattempo sono stati svelati i titoli per il 2027: "La donna del lago" (nuova produzione con la regia di Johannes Erath), "Tancredi" (nuova produzione con la regia di Paul Curran e la ripresa di "Adina" con l'allestimento di Rosetta Cucchi andato in scena nel 2018.
Marco Sonaglia (Teatro Rossini-Pesaro 16 agosto 2026)