Recensioni - Opera

Pesaro: Le siège de Corinthe

Il Rossini Opera Festival giunge alla sua quarantasettesima edizione, inaugurata da una nuova produzione

In cartellone torna "Le siège de Corinthe", tragédie lyrique in tre atti su libretto di Luigi Balocchi e Alexandre Soumet, rifacimento del "Maometto secondo" (opera napoletana del 1820) e rappresentata per la prima volta al Théâtre de l’Académie Royale de Musique di Parigi il 9 ottobre 1826.

Per l'occasione viene proposta nella edizione curata da Damien Colas Gallet, che ci riporta l'opera nella sua integralità.

La regia è di Davide Livermore (assistito da Sax Nicosia), che rappresenta il fascino del mondo greco, pronto ad essere invaso dai musulmani. Le scene Eleonora Peronetti, Paolo Gep Cucco e dello stesso Livermore ci mostrano grandi impalcature di ferro e casse di magazzini che sorreggono l'antica Grecia e Corinto con le sue architetture, le sue statue, simboli di una civiltà in rovina, pronta a sgretolarsi, a finire come roba da museo, per lasciare spazio al moderno, al progresso sfrenato, all'imbarbarimento della cultura con tanto di telefonini e sacchi della spazzatura colorata. Al centro una cornice con i video design curati da D-Wok, che riecheggiano i dipinti di Lawrence Alma-Tadema, il pittore olandese noto per i suoi soggetti ispirati all'antichità classica, nei quali raffigurò il lusso e la decadenza.

Molto curate le luci di Nicolas Bovey e ovviamente i costumi di Gianluca Falaschi, divisi tra la bellezza antica dei greci con le loro vesti bianche e i musulmani che sembrano riecheggiare "Morte a Venezia" di Luchino Visconti. Efficaci le coreografie di Erika Rombaldoni, eseguite da otto ballerini (Sara Barbieri, Kevin Bhoyroo, Sofia Cagnetti, Sara Catellani, Lucia Cinquegrana, Arianna Lenti, Selen Scarpolini, Alessandro Trazzera).

Carlo Rizzi dirige l'Orchestra Del Teatro Comunale Di Bologna con ottimi risultati. Il maestro opta per una concertazione attenta, misurata, ma al tempo stesso potente, capace di valorizzare sia le parti più raccolte, che quelle più magniloquenti, senza tralasciare la compagine orchestrale, dove emerge una grande lucentezza nei fiati e la morbidezza delle arpe.

Il coro del Teatro Ventidio Basso diretto dal maestro Pasquale Veleno sembra in ottima forma sia per compattezza, che per volume sonoro, trovando nei vari momenti a disposizione la giusta sacralità, come nelle preghiere “Divin prophète” e “O toi que je révere”.

Mahomet Il era interpretato dal basso Adrian Sâmpetrean. Una presenza scenica incisiva unita ad una voce ben tornita, valente, profonda, con i gravi rotondi e possenti, che sa piegare ad interessanti colorature nella cabaletta “Chef d’un peuple indomptable”, come ben riuscito è il duetto “Que vois-je! o ciel!”.

Vasilisa Berzhanskaya con la sua Pamyra aggiunge un nuovo tassello sopranile nella sua carriera. Lo affronta con sicurezza, mostrando una tecnica solida tra recitativi incisivi, varietà di accenti, ricercati pianissimi, agilità fluide, belle colorature e acuti sicuri. Pregevole la grande aria “O patrie infortunèe”, seguita dall'insinuosa cabaletta “Mais après un long orage”. Anche scenicamente risulta molto convincente e appassionata.

Maxim Mironov è un convincente Néoclès. Il tenore ha una voce adatta con i centri ben saldi, sufficiente slancio in acuto, grande eleganza nell'impegnativa aria al terzo atto “Gran Dieu, faut-il qu’un peuple".

Matteo Roma come Cléomène si conferma un tenore interessante che sa gestire bene sia la parola scenica nei declamati, che il suo timbro luminoso e squillante.

Ottimo e quanto mai credibile Simón Orfila nella parte di Hiéros che si distingue per una voce calda, scura, avvolgente e sempre solenne. Anna-Doris Capitelli è una Ismène dalla bella voce mezzosopranile che emerge in “L’hymen lui donne”. Completavano il cast i validi Tianxuefei Sun (Adraste) e Giuseppe De Luca (Omar).

Auditorium con parecchi posti vuoti, che ha accolto lo spettacolo con calorosi applausi e con un vero trionfo per Vasilisa Berzhanskaya.

Una piacevole riscoperta, dove Rossini ci regala pagine musicali di grande bellezza e anticipa quello che sarà il grand-opéra.

Marco Sonaglia (Auditorium Scavolini-Pesaro 14 agosto 2026)