Recensioni - Opera

Pesaro: L'italiana in Algeri in salsa queer

La seconda nuova produzione del Rossini Opera Festival è L'Italiana in Algeri, opera tra le più amate del compositore pesarese, un classico del suo repertorio comico

La regia di Rosetta Cucchi è molto vivace, contemporanea, un vero inno alla libertà e alle comunità Lgbt. Si capisce sin da subito, prima che lo spettacolo inizi, con il furgone “flower power” parcheggiato fuori il teatro e le guardie di Mustafà impegnate ad arrestare all'interno della sala le drag queen (Calypso Fox, Elecktra Bionic, Ivana Vamp, Maruska Starr) capeggiate da Isabella.

Le scene curate da Tiziano Santi dividono il palcoscenico in due parti. Di sopra c'è l'ufficio, l'atrio e la camera da letto di Mustafà. Il piano inferiore è più arabeggiante con il panorama, il mare e i saloni. Nel secondo atto i colori diventano più accesi, con il rosa (molto Barbie) predominante e un trionfo di bandiere arcobaleno. Tutto è amplificato dai fantasiosi costumi di Claudia Pernigotti, dalle luci psichedeliche di Daniele Naldi, oltre al video designer curato da Nicolás Boni con filmati virati seppia di alcune manifestazioni per i diritti civili.

Dmitry Korchak (ottimo tenore anche in repertori rossiniani) ha diretto l'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna con professionalità, pur con qualche assenza di brio, che non guasterebbe per questo tipo di opere. La qualità del suono orchestrale è sempre magnifica, ogni sezione risplende di lucentezza ed eleganza. I recitativi sono stati accompagnati al cembalo dal maestro Giorgio D'Alonzo. Efficace e compatto il Coro del Teatro Ventidio Basso diretto dal maestro Pasquale Veleno.

A dominare il cast l'Isabella di Daniela Barcellona. Il mezzosoprano ritorna al suo vecchio amore musicale, dimostrando ancora una volta di essere un'interprete di riferimento per questo tipo di repertorio. La voce corposa, scura al punto giusto, svettante in acuto si appoggia ad un fraseggio sempre corretto e una presenza scenica frizzante e travolgente. Le due cavatine "Cruda sorte, amor tiranno" e "Per lui che adoro" riscuotono il meritato successo.

Giorgi Manoshvili si conferma come uno dei bassi più interessanti di questa generazione. Il suo Mustafà si contraddistingue per il timbro caldo e avvolgente, per la morbidezza sull'emissione. Il personaggio è tutto giocato sulla parola e sulla mimica facciale veramente teatrale.

Misha Kiria ha voce rotonda, ben emessa e un'innata simpatia che gli permettono di tratteggiare un brioso e pregevole Taddeo. Josh Lovell delinea un delicato Lindoro A tratti la voce sembra poco limpida, ma la cavatina "O, come il cor in giubilo" è risolta con il giusto garbo. Gurgen Baveyan è un brillante e spigliato Haly. Vittoriana De Amicis, una validissima Elvira, squillante e incisiva. Andrea Niño una corretta Zulma.

Teatro completamente sold out, vivo successo per tutto il cast, in particolare per i due mattatori Barcellona e Manoshvili.

Marco Sonaglia (Teatro Rossini-Pesaro 14 agosto 2025)