Recensioni - Opera

Pieno successo di Glauco Mauri al suo primo Goldoni

Con “Il bugiardo” la compagnia di Glauco Mauri e Roberto Sturno dopo 23 anni di attività ha affrontato per la prima volta un testo...

Con “Il bugiardo” la compagnia di Glauco Mauri e Roberto Sturno dopo 23 anni di attività ha affrontato per la prima volta un testo di Goldoni, centrando appieno il bersaglio.
Nella veste di regista, oltre che di interprete di Pantalone, Glauco Mauri sceglie per il suo bugiardo una scenografia stilizzata, essenziale, quasi cartesiana, costituita da una semplice pedana su un palcoscenico vuoto se non fosse per la nota di colore che viene da un fondale con delle nuvole alla Magritte. Il tutto viene quindi riempito da pochi elementi scenici funzionali all’azione (tra cui due gondole a ruote usate come mezzo di locomozione) e da un uso sapientissimo delle luci curate da Gianni Grasso.
Ma il vero punto di forza di questa edizione è la recitazione: impeccabile per i due protagonisti, e di alto livello per tutti i componenti dell’ensemble. Roberto Sturno è un Lelio cinico, sbruffone, mentitore per indole, purtuttavia capace di profondi sentimenti come nel momento in cui si scopre realmente innamorato di Rosaura; ma alla fine la sua natura votata alla menzogna è troppo forte e lo porterà a rinnegare anche questo suo lato più intimo. Dall’altra parte Mauri disegna un pantalone estremamente umano e sensibile (bellissima la scena in cui convinto del matrimonio del figlio già si vede a parlare con i nipotini), che funziona come contrappasso morale allo scapestrato Lelio. Decisamente all’altezza tutti gli altri interpreti, tra cui spicca il Dottor Balanzone di Giulio Pizzirani, di grande verve e impatto comico.
Serratissimo e coinvolgente il ritmo dello spettacolo che per 2 ore e mezza non accusa mai un momento di stanchezza incastrando perfettamente tutte le parti al loro posto.
Uniche note parzialmente negative: i costumi bruttarelli e un po’ anonimi di Alessandro Camera, che firma anche le scene, e l’uso di musiche di Haydn che in molti casi hanno uno scopo decorativo e nulla più, talmente sono prive di una loro funzione drammatica all’interno della messinscena; ma si tratta di peccatucci veniali che non intaccano minimamente la riuscita di uno spettacolo che continua a meritare calorossissimi applausi da parte del pubblico e che si appresta ad affrontare un’importante turné per tutta Italia.

Davide Cornacchione 27/08/2003