Elegante regia di Pier Luigi Pizzi
L' armonia e la bellezza salveranno il mondo: da sempre si dice, ma poche volte si crea una sinergia tale per cui veramente armonia e bellezza fanno squadra. Quando succede ecco che nasce un'opera d'arte.
Che Stiffelio sia un’opera poco eseguita non si comprende il motivo, o forse sì, in quanto abbisogna che i tre cantanti protagonisti siano dei fuoriclasse. Se a questa stupenda partitura viene affiancata la regia di un grandissimo maestro che ha fatto la storia del teatro come Pier Luigi Pizzi la serata a teatro diventa indimenticabile.
La regia di Pizzi e del suo assistente Massimo Gasparon è curata nei minimi particolari, ma non si vede, tanto che i cantanti si muovono a loro agio sul palco. La grandezza di un regista è far sembrare il costruito spontaneo, senza imbrigliare i cantanti che sono sul palco. Più la regia scompare, più il regista è un maestro. Pizzi ha dimostrato di aver letto e capito il libretto e lo spirito di Verdi, cosa da non dare per scontata al giorno d'oggi. Di questa produzione il Maestro Pizzi ha curato la regia, le scene e i costumi. La messa in scena è tutta giocata sul bianco e il nero, il bianco della purezza e della salvezza e il nero peccato. Le scene racchiudono e non disturbano, sono di una raffinatezza impressionante con oggetti scelti con cura per creare la giusta atmosfera. I video sono di Matteo Letizi ed esaltano la prospettiva, i giochi di luce di Massimo Gasparon erano ben calibrati, con fasci di luce bianca ad evidenziare le varie stanze, i momenti salienti.
Il pubblico aveva la sensazione di essere risucchiato dalla scena e che il palcoscenico fosse enorme. Stupenda la biblioteca del terzo atto, il cimitero del secondo e la scena divisa in due parti del primo atto: un fondale fatto di drappi neri che al cambio di scena scorrono aprendo lo spazio per la sala del castello di Stankar. Un vero colpo di teatro il finale dell'opera quando il popolo è riunito in chiesa per il sermone di Stiffelo. Una statua del Cristo benedicente è sul fondale: nel momento che Stiffelio perdona la moglie adultera, ecco che dal cuore del Cristo parte un fascio di luce che avvolge tutti per poi scomparire e lasciare in vista il fondale dove erano proiettate le scene.
I costumi sono curati nei minimi particolari e sono tutti neri tranne Lina, che indossa un abito bianco, fino a quando non viene scoperto il suo adulterio. Il nero e il bianco definiscono il bene ed il male, due espressioni della vita che l’uomo comunque crea o subisce. Il regista ha dimostrato un gusto, una eleganza, una capacità difficilmente riscontrabili ai giorni nostri ed è stato capace di evidenziare l’invisibile trama segreta che esiste tra la musica, la sua espressione artistica, canora e visiva. In questo modo diventa poeta perché grazie alla sua sensibilità riesce ad intuire ciò che si cela nello spartito e si incarica di rivelarla al pubblico che assiste alla rappresentazione. Il Maestro Pizzi si è valso della collaborazione di Lorena Marin per i costumi e Serena Rocco per le scene.
E ora parliamo della parte musicale. Stiffelio è un'opera difficile per i tre ruoli principali sia per la vocalità, che per l'impatto emotivo dei personaggi. Verdi scolpisce un altro grande padre verdiano, Stankar, e gli confeziona una musicalità che sarà ripresa in Rigoletto. La musica è un tutt’uno con il libretto, ogni nota va scolpita dalla parola scenica. Stankar era interpretato da Vladimir Stoyanov, baritono di riferimento per i personaggi verdiani, e non solo. È inarrivabile per linea di canto, morbidezza della voce, eleganza del porgere, capacità di emozionare, equilibrio del colore delle note, presenza scenica, dove ogni gesto è un tutt'uno con le parole cantate. Il pubblico palpitava con lui già nel duetto del primo atto, per arrivare al recitativo e aria del terzo atto: "Lina pensai che un angelo", seguito dalla cabaletta "Oh gioia inesprimibile", dove gli applausi sono stati interminabili. Cabaletta difficilissima, risolta con naturalezza, gran classe e stile, tutta sul fiato con dei pianissimi che non so chi altro sia in grado di cantare così bene oggi. Grande interpretazione la sua, che risponde pienamente a quello che ha scritto il Maestro Verdi, ossia "Cantate i miei recitativi e recitate le mie arie." Stoyanov è come il buon vino, migliora invecchiando.
Altrettanto si può dire di Gregory Kunde, forse l'unico tenore che è stato in grado di cantare l’Otello sia di Rossini che di Verdi a distanza di due mesi l'uno dall'altro. È un grandissimo interprete, tecnica perfetta, che gli permette di debuttare, avendo superato i settant'anni, un ruolo difficilissimo come Stiffelio, dove il protagonista non ha un aria, ma canta praticamente sempre. Perfetto nell'emissione degli acuti, padroneggia il personaggio e gli dà lo spessore che deve avere. Anche lui dotato di tecnica solidissima, a suo agio nelle partiture verdiane che ora sono il suo cavallo di battaglia.
Lidia Fridman era Lina, la moglie adultera. È un giovane soprano con voce scura, che colpisce per la sua capacità di sottolineare gli stati d'animo provati con una recitazione sicuramente efficace. Decisamente a suo agio nel personaggio, affronta con sicurezza ogni suo intervento, ricevendo applausi nelle due arie "A te ascenda, o Dio clemente" e "Ah, degli scanni eterei".
Adriano Gramigni interpretava con maestria Jorg, è un basso da tener presente anche per ruoli più importanti. Altrettanto interessante il tenore Carlo Raffaelli, che interpretava con spavalderia Raffaele. Degni di menzione gli altri interpreti, Paolo Nevi come Federico di Frengel e Carlotta Vichi come Dorotea.
Il direttore d'orchestra Leonardo Sini ha diretto con gesto sicuro e perfetto equilibrio tra il palco e l’Orchestra, trovando il giusto colore, senza mai coprire i cantanti.
Straordinaria l'orchestra dell'Emilia-Romagna Arturo Toscanini, con prime parti di indubbio valore, come tromba e il violoncello. Perfetto come sempre il Coro del Teatro Municipale di Piacenza diretto dal Maestro Corrado Casati.
Una bellissima serata di musica, bel canto ed avvolgente messa in scena. Pubblico in piedi per gli applausi finali.