Recensioni - Opera

Regia frizzante per una pregevole edizione dell’Italiana in Algeri di Rossini al Teatro Municipale di Piacenza

Divertente messa in scena con un graditissimo bonus tenore, il bravissimo Antonino Siracusa entrato in corsa per indisposizione del tenore titolare

Pomeriggio di divertimento puro ieri al Municipale di Piacenza, e si sa, di questi tempi, qualche sorriso e risata ci vuole proprio.

Il regista Fabio Cherstich non è nuovo a regie volte a restituire la leggerezza e la profondità della musica di Rossini. Con lo stesso team aveva realizzato l’edizione del Barbiere di Siviglia per il Teatro Valli.

L’ambientazione scelta non è reale e nemmeno onirica, è un cantiere in un luogo caldo e desertico, volutamente indefinito come indefinite sono le situazioni che all’inizio sembrano portare a una conclusione per poi sfociare in risultati inaspettati. Alcuni momenti sono quasi fin troppo accentuati, ma non pregiudicano lo svolgersi della vicenda e proprio per questa assurdità di interpretazioni, emergono i personaggi con tutta la loro umanità.

Le scene, vivaci e coloratissime, sono di Nicolas Bovey coadiuvato da Eleonora De Leo. Altrettanto vistosi e spregiudicati i costumi di Arthur Arbesser con Virginia Ratti come assistente. Interessante il costume non costume di Mustafà, in tuta e canottiera con solo il Fez a indicare la sua posizione; simpatico il provocante costume da bagno di Isabella, espressione della forza della femminilità.

Ben calibrate, le luci di Alessandro Pasqualini, molto efficaci nel sottolineare le varie situazioni. Da sottolineare la prova del mimo Julien Lambert, stupendo, sempre in scena e motore vero dell’azione, così bravo che a volte si seguivano le sue acrobazie invece di prestar attenzione ai cantanti.

Deus ex machina di tutta la vicenda è sicuramente Isabella che interpreta la donna di una modernità disarmante. Considerando che la prima dell’opera è andata in scena nel 1813, un’aria che recita così: “Già so per pratica qual sia l'effetto d'un sguardo languido, d'un sospiretto... So a domar uomini come si fa. Sien dolce o ruvidi, sien flemma o foco, son tutti simili a presso a poco...Tutti la bramano, tutti la chiedono da vaga femmina felicità.”, doveva risultare decisamente scandalosa per l’epoca.

Isabella è una delle prime “donne emancipate” dell’opera lirica, non si perde d’animo, è lei che governa la situazione, fa fare a Mustafà ciò che vuole, libera gli schiavi, canta l’inno alla Patria e riesce a fuggire con il suo amato Lindoro.

Ottima la compagnia di canto, con la graditissima sorpresa del tenore Antonino Siracusa ad interpretare Lindoro. Siracusa in questo repertorio è sicuramente un fuoriclasse, e l’ha dimostrato da subito nell’aria “Languir per una bella..”, cantata con ricami vocali di rara bellezza. È stato molto bravo a inserirsi nel “gioco registico” e stupendo nella parte musicale. In un paio di situazioni sceniche è stato aiutato da Marco Filippo Romano, ma se l’è cavata benissimo.

Marco Filippo Romano ha primeggiato nel ruolo di Taddeo. Bellissima voce, ottima interpretazione, ci ha donato un personaggio vivo e pulsante nella sua fragilità di amante non corrisposto, di zio per salvarsi dalla schiavitù e di Kaimakan per volere di Mustafà, che lo nomina luogotenente per compiacere a Isabella. Indimenticabile nel duetto Taddeo - Isabella dove ha gareggiato in bravura con Laura Verrecchia.

Laura Verrecchia era Isabella: è una giovane mezzosoprano con presenza scenica perfetta per questo ruolo e una voce potente ma capace di modularne ogni sfaccettatura. Intenso il suo richiamo alla Patria “Pensa alla patria, e intrepido il tuo dover adempi:vedi per tutta Italia rinascere gli esempi d'ardire e di valor.”. Da far perdere la testa la sua “Maltrattata dalla sorte, condannata alle ritorte...Ah voi solo, o mio diletto, mi potete consolar.”

Mustafà era interpretato da Giorgio Caoduro, altrettanto bravo nel sottolineare il potere di Mustafà, l’innamorato perso, e nella scena di Pappataci dove, anche in questo, si dichiara di essere il migliore di tutti, mangia a grandi bocconi e non si preoccupa di ciò che avviene intorno, come è prescritto essere un vero Pappataci!

Elvira era il soprano Gloria Tronel, voce limpida e calda, perfettamente a suo agio nella parte, sia scenica che musicale della moglie respinta. Di indubbio valore anche Barbara Skora nel ruolo di Zulma e Giuseppe De Luca in quello di Haly.

Bravo il Coro Claudio Merulo di Reggio Emilia diretto da Martino Faggiani assistito da Federico Perotti. Il Coro era composto di soli tenori, bassi e baritoni che sono stati perfettamente a loro agio sia vocalmente che scenicamente.

Il direttore Alessandro Cadario è un giovane che sta raccogliendo consensi meritatissimi. Pulita ed emozionante la sua direzione, volta a trovare il colore rossiniano e a ricamare le varie situazioni sottolineando la bellezza della musica del compositore pesarese. Perfetto come sempre il suono dell’Orchestra Dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini, con le prime parti sempre stupende.

Concludendo: una recita da ricordare sotto tutti gli aspetti e, parafrasando il testo direi “Bravi ben, bravi ben, bravi ben così si fa”.