A Innsbruck un’interessante messa scena fra barocco e musica del nostro tempo
Ancora un debutto prima della pausa estiva per il folto ed interessante cartellone del Tiroler Landestheater di Innsbruck. Oreste di Georg Friedrich Händel su libretto di Gianguelberto Barlocci.
Rappresentata per la prima volta come pasticcio di arie nel 1734 al Covent Garden di Londra, l’Opera viene riadattata per la rappresentazione a Innsbruck con le musiche contemporanee di Albrecht Ziepert. Regia, scene e costumi a cura di Mirella Weingarten, con la drammaturgia di Sonja Honold.
L’operazione risulta interessante e completamente riuscita. Viene lasciata la sostanza della drammaturgia e le arie di Händel, mentre Albrecht Ziepert crea un connettivo sonoro che sottende allo svolgersi serrato del dramma. Una musica fatta di suoni, rumori, in una commistione ipnotica e drammatica di strumenti classici e nuova metodologia musicale digitale.
L’impostazione è cupa e tragica, senza sconti, senza sollievo. L’ambientazione è dispiegata in una sorta di carcere grigio e incombente, pieno di sacchi che sembrano contenere i cadaveri della saga degli Atridi, rappresentazione plastica della scia di sangue da cui Oreste è perseguitato, dimensione viva e tangibile delle Erinni che si affollano nella sua mente macchiata dal matricidio. In alto, a tratti, si apre con un sapiente gioco scenico, una sciabolata di luce che orizzontalmente coinvolge tutto il palcoscenico. Da lì appare Oreste, ancora perseguitato dal cadavere della madre che simbolicamente trascina con sé. Egli si cala poi con una corda, arrivando in una Tauride che è carcere e prigione, con schizzi di sangue alle pareti: un’oppressione mentale più che fisica. A proscenio scorre un ruscello d’acqua. Qui, inutilmente, Ifigenia cerca di lavare la colpa dalle sue mani: i gesti sono arcaici, frenetici e ripetitivi, ricordano la maledizione del sangue del Macbeth shakespeariano.
La regia ha accenti di classica compostezza, con un’attenzione particolare ai corpi danzanti degli interpreti, che rappresentano anche plasticamente l’oppressione terribile del fato che incombe sugli uomini. Splendida la scena dell’uccisione del tiranno, annegato nel ruscello di proscenio. La musica di Ziepert funziona egregiamente nel creare l’atmosfera, in alcune arie interviene anche nell’accompagnamento. L’efficacia è indubbia, tanto che spesso ci si sarebbe augurati un intervento più incisivo anche sulla musica di Händel. La messa in scena è chiara e coinvolgente, drammatica, senza sconti, intrisa di classicismo tedesco, rigorosa alla maniera di Schiller e di Goethe.
Nel cast spicca l’Oreste di Georg A. Bochow. Il controtenore e mezzosopranista berlinese sfoggia una voce timbrata e sicura, di grande volume, piena e calibrata sia nelle note acute, che negli affondi di petto. A ciò il cantante unisce un’indubbia capacità e sicurezza scenica, che gli permettono di disegnare un Oreste febbrile e lacerato da passioni più grandi di lui, in una mobilità e precisione che diventa tutt’uno con la musica e il canto, sciorinato con souplesse e apparente facilità. Una bella prova per il cantante che potrà facilmente diventare un punto di riferimento per l’opera barocca.
Al suo fianco brillano per professionalità e bravura i membri dell’ensemble del Tiroler Landestheater di Innsbruck. Ifigenia è una coinvolta e precisa Anastasia Lerman; Johannes Maria Wimmer interpreta con credibilità il perfido tiranno Thoas; Annina Wachter dà vita ad una dolente Hermione. Completa il cast il preciso Pilade di Jason Lee e Robert Pockfuß alla chitarra.
Rafael Salas Chìa dirige con competenza il Tiroler Ensemble neue Musik.
Grande successo per la prima rappresentazione con numerose chiamate a proscenio per tutti gli interpreti.
Raffaello Malesci (Sabato 30 Maggio 2026)