Recensioni - Opera

Rimini: Aida

Dopo cento anni esatti, torna l'Aida di Giuseppe Verdi al teatro Amintore Galli di Rimini

Un modo sicuramente originale per salutare l'arrivo del nuovo anno con la musica immortale del cigno di Busseto.

Il nuovo allestimento si avvale della regia di Paolo Panizza che ci trascina in questo mondo affascinante tra simbolismi e riti egizi. C'è fedeltà al libretto e gli eventi vengono narrati con un buon ritmo teatrale. Le scene sono costituite da alcune pedane e colonne, valorizzate dalle proiezioni video con i caldi colori di Mihai Alin Enache e dalle ottime luci di Fiammetta Baldisseri che creano anche interessanti giochi di ombre. Rifiniti e pienamente contestualizzati i costumi di Carla Gallieri.

Ad arricchire lo spettacolo il valido Corpo di ballo della compagnia "Rdl" di Carlo Tedeschi, con le coreografie curate da Matteo Mecozzi.

Sul podio il maestro Jacopo Rivani dirige con cura l'Orchestra "La Corelli". I tempi sono sempre equilibrati, c'è sintonia tra buca e palcoscenico. il tappeto sonoro è morbido, sognante, ma anche vigoroso, senza cedere mai in eccessi bandistici. Ben amalgamate le sezioni orchestrali, con gli ottoni in primo piano che riescono sempre a conservare intatta l'intonazione. Il Coro lirico "Città di Rimini Amintore Galli" diretto da Marcello Mancini ha dimostrato potenza, compattezza, duttilità nei tanti momenti a disposizione.

Aida era il valido soprano Renata Campanella. Ha gestito con sicurezza una parte impegnativa, grazie ad una voce salda, dal timbro interessante, di buon volume e omogenea nei registri, che si amalgama bene anche nei vari duetti. Risolve con morbidezza "Ritorna vincitor" , trova il giusto pathos nella toccante romanza "O cieli azzurri".

Parte in sordina il Radames di Vasyl Solodkyy che affronta con prudenza "Celeste Aida", mostrando però rifinite ed eleganti mezzevoci. Trova poi il giusto piglio eroico, con uno squillo maggiore, una vocalità più corposa e una convincente recitazione.

Ottima l'Amneris di Irene Molinari che mostra una voce piena, calda, ricca di armonici, ben proiettata, dal colore ambrato e salda in acuto, come dimostra la puntatura dell'anatema. Scenicamente molto brava a tratteggiare sia la rabbia, che la gelosia, senza tralasciare la disperata invocazione di pace nel finale.

L'Amonasro di Stavros Mantis lo si apprezza per una voce ben timbrata ed estesa, unita ad un'interpretazione che non cade in eccesso veristici, ma ci restituisce la dignità di un re e il desiderio di vendetta di un padre.

Imponente il Ramfis di Antonio Di Matteo. La voce profonda, cavernosa, rende il suo personaggio quanto mai ieratico e austero. Bene anche il Re di Mattia Venni, dal timbro più chiaro, ma corretto nel canto. Funzionale la Sacerdotessa (Chiara Mazzei), debole il messaggero (Francesco Troilo Di Carlo).

A fine recita un vero trionfo per questo gradito ritorno, con il cast salutato da lunghi applausi.

La nuova stagione lirica inizierà il 6 febbraio (replica l'8) con il Macbeth di Giuseppe Verdi.

Marco Sonaglia (Teatro Amintore Galli-Rimini 4 gennaio 2026)