Prima rappresentazione assoluta in forma scenica al Festival della Valle d’Itria
Si è concluso ancora con un sold out l’ultima recita della 52ª edizione del Festival della Valle d’Itria, curata dalla direttrice artistica Silvia Colasanti. Ad incantare il pubblico nel suggestivo atrio del Palazzo Ducale di Martina Franca è stata la Carmen di Bizet; non la versione tradizionale nota a tutti per la celebre Habanera, bensì l’originale, scaturita dalla prima penna del compositore francese prima che le pressioni e le richieste provenienti dall’Opéra-Comique di Parigi ne imponessero la revisione. Una Carmen ripulita anche dai rimaneggiamenti effettuati da Ernest Guiraud per la ripresa viennese dell’opera nell’ottobre 1875, versione ibrida grazie ai quali l’opera conobbe un enorme successo internazionale. Una versione, dunque, filologicamente autentica, legata al primo manoscritto di Bizet, curata da Paul Prévost in collaborazione con Bärenreiter.
Il primo punto sul manoscritto venne apposto dall’autore nel 1874, ma ben presto l’opera subì delle modifiche in vista dell’allestimento e successivo debutto parigino avvenuto il 3 marzo 1875.
L’edizione rappresentata in assoluto per la prima volta in forma scenica nella ridente valle dei trulli (dopo l’esecuzione in forma di concerto nel 2024 a Parigi) è una Carmen restituita all’idea primigenia di Bizet, alla tradizione dell’opera-comique francese. Vi si trovano i mélodrames (dialoghi parlati), le parti musicali che erano state tagliate via via nel tempo - come la parte strumentale che accompagna il canto di Don José dietro le quinte nel secondo atto- oltre ad articolati e complessi cori polifonici. Vi è inclusa, inoltre, l’aria originale di sortita di Carmen L'amour est enfant de bohème, con versi somiglianti a quelli dell’Habanera ma modulati su una melodia diversa, lirica, leggera e priva di accenti danzanti. E’il caso di riferire che la famosa danza per la quale l’Opera è nota in tutto il mondo fu frutto di un capriccio della prima donna Célestine Galli-Marié che chiedeva un brano sensuale e d’effetto come “cavatina” per il debutto parigino; un’aria al cui ritmo avesse potuto ondeggiare i fianchi. Per soddisfare il desiderio e il gusto teatrale della protagonista, Bizet compose una delle pagine musicali più eseguite al mondo traendo ispirazione dal tema della canzone El Arreglito di Sebastián Yradier.
La Carmen dell’edizione critica è un’opera elegante, leggera, diversa da quella scolpita nella memoria comune. Non è l’opera tramandata dalla tradizione verista con accenti e ritmi fragorosi. Fabio Luisi ne delinea perfettamente lo stile ricercando nella musica ogni elegante sfumatura di timbro e fraseggio. Con gesto chiaramente flessuoso ma diretto restituisce la lettura di una partitura fedele all’intenzione compositiva di Bizet e alle variazioni di dinamica. La sua è una direzione leggera, attenta ad ogni dettaglio, rifinita con gusto e limpidezza nei colori strumentali e vocali che mette luminosamente in risalto rispetto all’intreccio del tessuto orchestrale. Fin dalle prime battute si delinea una sua chiara idea interpretativa. Lo si percepisce chiaramente sin dall’inizio, nell'Ouverture, attaccata con piglio travolgente e incalzante, che vira nel giusto momento verso atmosfere drammatiche attraverso un sapiente cambio di tensione emotiva. In molte parti, laddove i protagonisti esprimono tensioni emotive attraverso il canto, Luisi mantiene l’ordito orchestrale blandamente sonoro, in “punta di piedi”, così come nel rarefatto e puntellato accompagnamento dei mélodrames. L’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari risponde perfettamente all’idea del direttore restituendo un suono avvolgente, omogeneo e ben levigato: sia nei momenti trascinanti e impetuosi, come nella Chanson bohème (Les tringles des sistres tintaient), sia in altri di tensione drammatica, come nel Finale, dopo la brutale uccisione di Carmen da parte di Don José, dove il suono si smorza progressivamente assottigliandosi in un esile colore cinereo.
Funzionano bene le scene curate da Denis Krief che firma anche la regìa. Sette sono i pannelli in legno opportunamente mossi e diversamente illuminati per rappresentare le varie ambientazioni: la piazza di Siviglia, le montagne col covo dei contrabbandieri, la taverna di Lilas Pastia, l’area vicina all’arena, in cui trovano posto oggetti che le completano. Un letto con trapunta rossa, campeggiante al centro della scena nel quarto atto rimanda idealmente al quadro Olympia di Manet, come per rievocare l’effetto scandaloso che l'opera di Bizet, al pari del dipinto, provocò nella morale della borghesia francese al suo primo debutto in Francia.
Molto curati nell'insieme, funzionali e di grande impatto visivo sono i costumi realizzati da Carla Galleri con la supervisione del regista. Camici marroni descrivono il faticoso lavoro delle sigaraie, con capelli raccolti in larghi fazzoletti bianchi. Cassie gialle nel taschino illuminano la loro quotidianità. Più corto rispetto agli altri è il camice di Carmen, vestita con abiti colorati tendenti al rosso in altre scene, a simboleggiare la sua spregiudicatezza e disinvoltura di costume. Su tutti spiccano i bei coloratissimi abiti degli esuberanti monelli, raggruppati nel Coro di voci bianche della Fondazione Paolo Grassi, ben preparato da Angela Lacarbonara.
Deniz Uzun delinea una Carmen verace, energica e determinata con voce calda, rotonda e piena. Con bella presenza scenica e fascinoso timbro vellutato offre una recitazione ricca di sfaccettature e accenti variegati, raffigurando un personaggio intriso di allure sensuale e misterioso. Il suo timbro vocale scuro e ben tornito esalta il carattere della protagonista, evidenziandone lo spirito libero che non accetta compromessi neanche di fronte alla morte. Carmen ne cedéra pas. Libre est née, libre mourra, celebre battura nel quarto atto, racchiude l’essenza della protagonista, perfettamente interpretata dal mezzosoprano turco-tedesco con canto fiero, tagliente e presenza scenica magnetica.
Matteo Lippi affronta un Don José vulnerabile, volubile, immaturo, incapace di comprendere il desiderio di libertà di Carmen e di mantenere la promessa di matrimonio con Micaëla fatta alla madre - presenza invisibile, ma forte nell’opera. Dotato di buon squillo e timbro vocale omogeneo, il tenore esprime un fraseggio ricco e pregnante, lasciando trasparire tutta la disperazione dell’amante respinto dalla donna che dapprima lo aveva irretito e stregato mediante il lancio di un fiore profumato. Bella è l’interpretazione di La fleur que tu m'avais jetée con cui il bravo tenore guadagna immediatamente ampi applausi.
Sonori applausi riceve anche Natalia Tanasii per la splendida interpretazione dell’aria di Micaëla, Je dis que rien ne m'épouvante". Abbigliata in stile collegiale: lunga gonna blu e camicia bianca, con lunghe trecce cadenti sulle spalle, l’artista moldava si distingue per voce brillante e dizione nitida, mentre il fraseggio si snoda lucente e perlaceo.
Domina la scena Alessandro Luongo con la sua profonda e pastosa voce di baritono, affrontando un Escamillo spavaldo e sicuro di sé, consapevole del proprio fascino e del proprio destino. Il controllo del fiato e l’emissione robusta gli consentono di dominare passaggi insidiosi come il celebre couplet Toreador, en garde con cui il personaggio incoraggia sé stesso a stare attento ai pericoli dell'arena e alle tentazioni dell'amore.
Nel cast, come parti di fianco, si fanno notare Marina Fita Monfort come Frasquita, Greta Carlino come Mercédès sia nella danza spagnoleggiante del secondo atto, sia nel Terzetto delle carte. Meritano menzione anche Matteo Urbani come Le Remendado e Quiming Xie come Le Dancaïre, per efficacia comunicativa ed espressiva. Completano il cast Andrea Ariano (brigadiere Moralès), Diego Maffezzoni (Luogotenente), Joäo Campelo (Andrés), Andrea Angelini nel ruolo parlato di Lilas Pastia.
Il colore scenico e la sensualità del dramma hanno trovato una buona resa nelle coreografie di Amy Share-Kissiov, precise e ben curate ma prive di particolari slanci di stravaganza.
A dare vita a una calda e vibrante atmosfera drammaturgica hanno contribuito i numerosi interventi corali - sigaraie, bohémien, soldati, monelli e popolani- interpretati con maestria dal Coro del Teatro Petruzzelli di Bari, ben preparato dal maestro Marco Medved.
In conclusione, vivo successo per tutti, con maggiori applausi per Deniz Uzun, Fabio Luisi e Marco Medved.
Giovanna Facilla