Recensioni - Opera

Splendido Œdipe di George Enescu al Festival di Bregenz

Intensa e magnetica concertazione di Hannu Lintu

Il Festival di Bregenz non è solo una kermesse popolare, che si sfoga nelle rappresentazioni dell’opera sul lago, ma anche un festival raffinato, che propone titoli poco eseguiti come in questo caso Œdipe del compositore rumeno ma naturalizzato francese George Enescu.

Si tratta di una composizione complessa, elaborata da Enescu in fasi successive per circa vent’anni e che ha avuto il suo debutto a Parigi nel 1936. Il libretto, di Edmond Fleg, si basa sull’Edipo Re di Sofocle e per il finale sull’Edipo a Colono dello stesso autore.

Enescu e Fleg scelgono di narrare la vicenda di Edipo non seguendo l’intreccio di Sofocle, bensì dipanando la trama in maniera assolutamente cronologica. Partono perciò dalla nascita maledetta del protagonista, passando poi all’episodio in cui Laio viene ucciso dallo stesso Edipo, che poi risolve l’enigma della sfinge e conquista il Trono di Tebe sposando la regina Giocasta. Solo nel terzo atto si esplicita il materiale trattato dalla tragedia vera e propria di Sofocle: con Edipo che scopre di avere inconsapevolmente ucciso il padre e sposato la madre. Ne segue l’accecamento e un ultimo atto con episodi dall’Edipo a Colono, in cui Edipo, ormai cieco e anziano, rifiuta di riprendere il trono di Tebe e si riconcilia con il destino prima della morte.

La composizione assomma in sé vari stili, dalla musica espressionista e avanguardista di inizio secolo, fino alle melodie popolari e a cori che richiamano la liturgia ortodossa, in una narrazione del dramma che, lungi dal risultare didascalica, convince per chiarezza e consequanzialità.

Carta vincente dell’allestimento di Bregenz sono la concertazione perfetta di Hannu Lintu e l’azzeccata regia di Andreas Kriegenburg, coadiuvato per le belle scenografie da Harald B. Thor e per i costumi da Tanja Hofmann. Completano il cast creativo le luci perfette di Andreas Grüter e la drammaturgia di Florian Amort.

Hannu Lintu dirige con piglio e sicurezza la complicata e densa partitura di Enescu, ricavando dall’orchestra dei Wiener Symphoniker sonorità dense e sfaccettate, con grandi assoli di precisione strumentale, uniti a pieni d’orchestra turgidi e appassionati. Il rapporto buca palcoscenico è da manuale. Grande prova anche per il Coro filarmonico di Praga.

Andreas Kriegenburg azzecca una regia perfetta, regalando con ottima intuizione un colore e un elemento naturale ad ogni atto: fuoco e rosso per il primo atto, acqua e terse atmosfere azzurre per il secondo, cenere e sfumature del grigio per il terribile terzo atto, legno e toni del marrone per l’atto finale, in cui Edipo si riappacifica con sé stesso e con la natura. La scenografia varia ad ogni atto, ispirandosi sempre ad elementi naturali e materici come assi, alberi, foglie, con il ritorno costante dell’acqua e della fonte richiamata in tutti gli atti. I costumi vanno di conseguenza, costruendo quadri scenici sempre eleganti e appropriati alla drammaturgia.

Il team creativo dimostra una grande sapienza teatrale e scenotecnica, raggiungendo vette assolute soprattutto nel secondo atto, tutto giocato sul mistero, in una nebbia fitta e persistente, con una parete rotante che permette il dipanarsi di vari effetti di grande coinvolgimento. Sopraffina l’apparizione della Sfinge, con un gioco di luci e due imponenti ali di grande effetto. Ottimo anche il terzo atto della tragedia, con il popolo che trascina i cadaveri dei morti di peste e solleva in aria la cenere grigia sparsa ovunque.

Non da meno il cast dei cantanti, tutti appropriati, in parte e coesi nel rendere il risultato complessivo dell’opera. Spicca l’Œdipe di Paul Gay, che ha bella voce di baritono, ben modulata sulle esigenze musicali della partitura e sullo Sprachgesang spesso richiesto alla parte. Si distinguono il Tiresia sonoro e ieratico di Ante Jerkunica, oltre alla bravissima Anna Danik, che interpreta una Sfinge magnetica e convincente, dominando senza problemi una vocalità espressionista davvero non facile.

Bravi e appropriati tutti gli altri: Tuomas Pursio (Créon), Mihails Čuļpajevs (Le Berger), Nika Guliashvili (Le Grand Prêtre), Vazgen Gazaryan (Phorbas / Le Veilleur), Nikita Ivasechko (Thésée), Michael Heim (Laïos), Marina Prudenskaya (Jocaste), Iris Candelaria (Antigone), Tone Kummervold (Mérope).

Teatro pieno con grandi e meritati applausi per tutti nel finale, ovazioni per il maestro Hannu Lintu.

Raffaello Malesci (Lunedì 28 Luglio 2025)