Una bella edizione della celebre opera pucciniana, con interpreti di livello e scenografie suggestive
La prima della celebre opera pucciniana fu al Teatro Regio di Torino il primo febbraio 1896, su libretto di Illica e Giacosa e trae ispirazione dal romanzo di Henri Murger Scene della vita di Bohème.
All’apertura del sipario, nel primo quadro, ci siamo visti catapultare in un affascinante Parigi bohemienne, con una scenografia (a cura di Davide Livermore) particolarmente suggestiva per la soffitta dove vivono i protagonisti della vicenda. Una scena fortemente prospettica mostra l’interno dell’appartamento, con mobilia essenziale in stile ottocentesco, un soffitto a cassettoni di foggia barocca, una parete scura sulla destra ed una parete chiara sulla sinistra, coperta con una serie di schermi giganti a rappresentare dei quadri. I quadri sono cangianti e contribuiscono, assieme alle luci, curate sempre da Livermore, a creare l’atmosfera sentimentale del primo quadro, in modo molto pittorico. La sensazione è quella di trovarsi di fronte ad una illustrazione presa da un libro, forse un rimando al testo di Murger. Nel secondo quadro, l’atmosfera natalizia di Parigi davanti al Caffè Mamus è ben rappresentata da una allegra confusione tra figuranti, passanti, coristi e i tavolini ai quali si accomodano i protagonisti. Una confusione a tratti quasi caotica. Qui le scene sono più aperte rispetto a prima e la parete di schermi a sinistra mostra l’insegna del bar. Allegra confusione, quando, a seguito degli interventi di Parpignol, entrano anche i bambini. Molto suggestiva è la scenografia del terzo quadro, davvero ben riuscita. Gli schermi si posizionano a sinistra e dietro la scena, cambiando colore per suggerire l’andamento delle stagioni. Da un iniziale algido e pallido inverno ad una calda primavera che si rischiara di colori più intensi, in una rappresentazione pittorica che richiama un po’ l’arte giapponese. Il quarto quadro ci riporta nella soffitta dell’inizio, ma con un'atmosfera meno familiare, più fredda e più cupa, a mano a mano che Mimì si avvicina alla sua ora fatale. Qui certamente il lavoro sulle luci di scena ha fatto la gran parte del lavoro, molto apprezzato. I costumi sono allineati con l’epoca (la seconda metà dell’800) e conferiscono un colore caratteristico perfettamente integrato con le scenografie.
La direzione musicale è stata davvero coinvolgente, il Maestro Jader Bignamini ha saputo ricreare in modo molto efficace quell’impasto sonoro proprio di Puccini che lo rende immediatamente riconoscibile, ma anche il pathos incredibile di quest’opera. Sia nelle scene di intrattenimento, come l’inizio del primo e del secondo quadro, sia in quelle più intense, ha guidato l’orchestra in modo sicuro ed impeccabile, creando un’atmosfera unica che ha entusiasmato il pubblico, il quale ha risposto con frequenti applausi a scena aperta. Molto belli anche i cori, preparati e diretti dal Maestro del coro Ciro Visco. Come sempre la performance dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma si è distinta per la qualità e la bravura degli orchestrali, che hanno reso ancora più spettacolare questa bella edizione della Bohème.
Quanto agli interpreti, Lucia, detta Mimì, interpretata da Carolina Lopez Moreno, dopo un primo inizio un po’ incerto nelle prime battute del primo quadro, soprattutto sul lato della potenza vocale, si è rivelata invece come una straordinaria Mimì, e ci davvero coinvolto nelle sue arie più famose, come anche nelle scene più di intrattenimento. Molto bella Sì, mi chiamano Mimì nel primo quadro e il duetto capolavoro con Rodolfo O soave fanciulla, dove i due interpreti si fondono in tutt’uno straordinario. È stato un momento davvero emozionante. Anche l’aria del terzo quadro, Donde lieta uscì, è stata ottimamente interpretata. Che dire poi di Sono andati? Fingevo di dormire, nel quarto quadro? Una interpretazione davvero emozionante e toccante. Brava, bravissima!
Rodolfo (Saimir Pirgu) ha una buona presenza scenica ed un buon timbro vocale. Anche lui nelle prime battute del primo quadro è stato talvolta sovrastato dall’orchestra, ma si è rapidamente ripreso. Agile nelle parti di intrattenimento e intenso in quelle più drammatiche e liriche, mostra una buona padronanza del palco e una capacità recitativa molto spiccata, affiancata da una bella voce e una vena lirica molto piacevole. La sua aria del primo quadro, Che gelida manina, ha subito reso chiaro che sarebbe stata una bella rappresentazione. Molto bravo anche nel succitato duetto con Mimì, O soave fanciulla.
Nella seconda coppia, contrapposta a Mimì e Rodolfo, troviamo altri due interpreti molto bravi. Musetta, Desirée Rancatore, civettuola ma anche donna di gran cuore e capace di sentimenti profondi, ha magistralmente interpretato il suo famoso valzer, Quando men vo, nel secondo quadro, oltre che le numerose parti in comune con gli altri cantanti, in particolare nelle sue interazioni con Marcello, interpretato da Nicola Alaimo. Anche lui ha fatto una eccellente performance. Colline, William Thomas, ha avuto il suo momento, con una bella interpretazione di Vecchia zimarra.
Nel complesso un parterre di interpreti di prim'ordine, che ha regalato una rappresentazione davvero emozionante. Il pubblico ha puntualmente risposto, con frequenti applausi a scena aperta ed un lungo tributo al termine della rappresentazione.
Curiosa la scelta di far applaudire alcuni personaggi minori già alla fine dei vari quadri.
Insomma una Bohème degna di nota, sia per interpretazione, per esecuzione orchestrale, che per scenografie e costumi. Una produzione di grande qualità e livello.
Un grande applauso a tutti i numerosi interpreti!
Bravissimi!