Recensioni - Opera

Tutto esaurito in Arena per la Turandot di Zeffirelli

Magistrale interpretazione di Yusif Eyvazov

Dopo qualche anno di assenza dall’anfiteatro veronese, il cartellone dell'Arena propone nuovamente Turandot, capolavoro incompiuto di Giacomo Puccini, nello spettacolare e raffinatissimo allestimento di Franco Zeffirelli. La scenografia dorata della città proibita è stata accolta con calorosi applausi a scena aperta nel secondo atto esattamente nel momento in cui sono stati tolti i paraventi, a dimostrazione che il pubblico apprezza ancora gli allestimenti tradizionali e di buon gusto.

Se con Manon, Boheme e Tosca il maestro toscano, da finissimo indagatore della personalità femminile, sembra prediligere le vicende di donne amorosamente devote al punto di arrivare al sacrificio, con Turandot il compositore pare invece condannare la posizione femminile da vittima a suo stesso carnefice.

L’incipit, che contrappone il grigiore della folla di mendicanti cinesi con la sfilata di coloratissimi draghi, immerge subito lo spettatore nella magia della serata trasportandolo in un modo fantastico, ma non per questo troppo lontano dalla realtà della vita.

La scelta del cast è stata equilibrata e certamente di ottimo livello.

Liù, interpretata da Maria Agresta, è stata strepitosa: precisa, chiara e senza alcuna sbavatura nella delicatezza di un ruolo docile e tenero. Una donna che si innamora per uno sguardo, il cui animo tocca col canto un lirismo senza confini.

Bravi anche Gezim Myshketa, Matteo Macchioni e Saverio Fiore rispettivamente nei ruoli di Ping, Pong, Pang. Il trio ha cantato con verve, brio, simpatia e soprattutto una gran voce, dote assolutamente necessaria in Arena; anche i movimenti scenici sono stati eseguiti con notevole disinvoltura.

Nella prima scena del secondo atto Ping è stato decisamente coinvolgente ed il pubblico ha dimostrato di apprezzare la sua performance. Divertenti ed originali tutti i costumi, ma in particolare i loro tre ideati da Emi Wada, che rendono senso della regalità, ma corredati dai buffi copricapi regalano ai ministri del mandarino un senso di leggerezza e allegria.

Il secondo atto è stato da favola. L’allestimento dorato di Franco Zeffirelli ha un’estetica così curata che è molto difficile restare indifferenti davanti a cotanta eleganza ed il gusto per l’armoniosa cineseria decorativa offusca quasi la crudeltà di Turandot.

Anna Pirozzi, nel ruolo di Turandot è stata eccezionale. Nel proporre i tre enigmi a Calaf, il tenore azero Yusif Eyvazov, la roccia che la compone pare già pronta ad andare in frantumi e la voce del soprano è così ben modulata da far scorgere anche le più piccole sfumature nell’animo della principessa di ghiaccio. La speranza brucia nelle vene di sangue blu fino a renderlo rosso. Il difficile ruolo di Turandot è stato affrontato con smalto, acuti senza esitazioni ed interpretazione magistrale.

Il re della serata è stato Yusif Eyvazov grande animale da palcoscenico. Il suo Calaf ha una voce chiara e potente; mai un’esitazione o una sbavatura. Il “Nessun Dorma” è stato il naturale apice della serata che non ha certo deluso le aspettative: l’acuto finale, lungamente tenuto, è stato morbido ed avvolgente.

Michele Pertusi è stato un Timur convincente e capace; Carlo Bosi ha indossato i panni dell’imperatore Altoum come se gli appartenessero da sempre. Bravi anche Eder Vincenzi (Principino di Persia) e le ancelle di Turandot Emanuela Simonetto e Tamara Zandonà.

I cori femminili e di voci bianche, preparati da Roberto Gabbiani, sono stati dolci e delicati a dir poco soavi.

Sul podio, a dirigere l’Orchestra della Fondazione Arena, il Maestro Andrea Battistoni che insieme al cast ha ricevuto infiniti applausi e standing ovation per la piena riuscita della serata.

Ultima replica venerdì 11 settembre.

3 settembre 2026

Sonia Baccinelli