Le nozze di Figaro di Mozart al Teatro dell'Opera di Roma nella regia di Claus Guth, con la direzione di Emmanuel Tjeknavorian
La celebre opera mozartiana ha suscitato molte aspettative al botteghino, con tutte le dieci rappresentazioni di settembre completamente esaurite, ma ha riservato qualche perplessità sul piano della regia e della scenografia.
Appresa da tempo la notizia che al Teatro Costanzi di Roma sarebbe andata in scena la celebre opera mozartiana, abbiamo subito curiosato sui siti di prevendita online di biglietti per vedere come fosse stata accolta l'iniziativa da parte del pubblico. Tutte le dieci rappresentazioni avevano i posti quasi esauriti già all'inizio di settembre, a testimonianza del grande gradimento di questo capolavoro presso il grande pubblico. In effetti all'arrivo in teatro la sala era quasi completamente piena.
La regia, a cura di Claus Guth, ha suscitato qualche dubbio. È stato introdotto un personaggio nuovo presente praticamente in tutte le scene dell'opera, un Cupido (impersonato da Uli Kirsch) che con le sue arti magiche irretisce i personaggi e li manipola come un burattinaio invisibile. Queste operazioni fanno alzare un po' il sopracciglio, poiché solitamente inseriscono una inutile complessità in un contesto già di per sé molto elaborato, ma non sempre sortiscono l'effetto sperato. Come in questo caso, a nostro avviso. Il regista rivela anche di aver voluto evidenziare l'ambiguità amorosa dei personaggi femminili: la Contessa tra il Conte e Cherubino e Susanna tra Figaro e il Conte. Tuttavia nel libretto non esiste alcuna evidenza a supporto di questa tesi. Questo punto di vista ha però prodotto nel corso dello spettacolo episodi di gestualità un po' forzata tra questi personaggi.
All'apertura del sipario, la scena si presenta in un interno di una casa nobiliare, con prevalenza dei toni del bianco e pareti lignee molto tradizionali. Nello specifico, la scena mostra quasi sempre una scalinata interna e qualche volta una stanza del palazzo del Conte di Almaviva. Una scenografia (a cura di Christian Schmidt) ispirata al periodo storico, così come pure i costumi (sempre a cura di Christian Schmidt). Forse un po' troppo spoglia però per un'opera di questo tipo.
Nella scena finale del IV atto poi è mancata completamente la raffigurazione del giardino: la scena si è svolta sempre nella solita scalinata, con un accenno a Escher. Alla scalinata presente nelle scene precedenti infatti è stata affiancata una seconda scala capovolta, e simmetrica, creando l'effetto tipico dei labirinti impossibili del grande artista olandese. Questa scelta però è apparsa decisamente poco chiara nell'economia dello spettacolo.
In generale quindi una regia e una scenografia che hanno convinto poco.
La direzione musicale invece è stata di tutt'altro livello. Il direttore Emmanuel Tjeknavorian ha seguito una linea più tradizionale, dirigendo in modo impeccabile anche le scene più complesse, come il finale del II atto o quello del IV atto. Uno stile deciso e asciutto, con i tempi e i volumi giusti, sempre con il supporto dell'orchestra del Teatro dell'Opera di Roma, che è stato molto apprezzato dal pubblico.
Passando ai solisti, segnaliamo Figaro, Alessio Arduini, un'ottima prova, bel timbro, agilità vocale e presenza scenica. Bella la sua aria Aprite un po' quegli occhi nel IV atto e anche la famosa aria Non più andrai del I atto. Anche Susanna, Benedetta Torre, ha fatto una buona performance, con un timbro di voce molto piacevole e grande agilità vocale. Il Conte, Vito Priante, ha una bella voce e una buona presenza scenica. Oltre alle scene di gruppo, è piaciuta la sua aria del III atto Vedrò mentr'io sospiro. Anche Cherubino, Cecilia Molinari, è stato apprezzato per agilità e timbro. Belle le sue due arie: Non so più cosa son al I atto e Voi che sapete nel II atto. La Contessa invece, Federica Guida, uno dei personaggi lirici più belli di Mozart, è stata un po' sottotono. Buona anche la prova di Bartolo, Roberto Scandiuzzi.
Segnaliamo poi Barbarina, Jessica Ricci, e Antonio, Alejo Álvarez Castillo, giovani talenti dal progetto "Fabbrica" – Young Artist Program del Teatro dell'Opera di Roma.
Le scene d'insieme di quest'opera sono sicuramente tra i brani migliori. In queste scene si rivela molto bene l'amalgama vocale dei vari personaggi, che risulta particolarmente piacevole.
Il finale del II atto, Esci omai, garzon malnato, resta uno dei più belli mai scritti da Mozart. Nella stanza della Contessa si consuma la tragicommedia di Cherubino nascosto nello sgabuzzino che fa andare il Conte su tutte le furie. Il duetto del litigio tra Conte e Contessa diventa terzetto con l'aggiunta di Susanna e poi quartetto con l'arrivo di Figaro e poi quintetto con il sopraggiungere del giardiniere, eppoi per il gran finale si aggiungono alla combriccola anche Marcellina, Bartolo e Basilio. Mozart elimina dalla scena il giardiniere per far in modo di avere sette personaggi in scena, con il Conte a far da giudice tra i buoni e i cattivi. Più di venti minuti di musica continua, che Tjeknavorian ha diretto splendidamente portando la tensione a esplodere nelle ultime battute del finale, quando i sei personaggi inferociti si gridano ingiurie vicendevolmente mentre il Conte se la ride sotto i baffi. In questo contesto è stata molto divertente la trovata di disegnare sullo sfondo del palco un diagramma animato sempre più intricato dei rapporti amorosi tra i vari personaggi della commedia.
Nel III atto il sestetto Riconosci in questo amplesso dove Figaro, Susanna, Bartolo e Marcellina, con un inedito schieramento, si oppongono stavolta al Conte e a Don Curzio. Ancora una volta la complessità diventa un meraviglioso ingranaggio sonoro nelle mani del direttore.
Ma il momento più alto di tutta l'opera resta pur sempre Contessa perdono!, il finale del IV atto. Un brano di straordinaria bellezza, che non stanca mai ed emoziona sempre. Un finale meraviglioso per un capolavoro. Tutta la tensione accumulata tra i vari personaggi si scioglie come neve al sole di fronte alle tenere parole di perdono della Contessa. Il breve coro che segue sembra quasi declamare il desiderio di Mozart stesso di vivere felice, tra i mille guai della sua breve ma intensa vita nella Vienna del settecento.
Ci sono anche diversi cori nelle Nozze, come sempre diretti ottimamente da Ciro Visco, pur essendo dei brani un po' più semplici, anche nelle intenzioni dello stesso Mozart che si divertiva spesso a dileggiare, sempre con eleganza e sottigliezza, le classi contadine nella sua musica.
Lo spettacolo ha sicuramente funzionato, ed è stata una serata che resterà nei ricordi, anche se con qualche ombra diciamo. Il pubblico ha gradito: sono state applaudite a scena aperta quasi tutte le arie singole e l'applauso finale è stato un tributo alla bravura degli interpreti, dell'orchestra e del direttore.
Attendiamo a questo punto che al II atto della commedia di Beaumarchais si aggiunga il primo atto, con una altrettanto bella esecuzione del Barbiere di Siviglia di Rossini!