Pulcinella e La Favola di Orfeo
Un figurante con la maschera di Pulcinella si aggira per l’atrio del Palazzo Ducale di Martina Franca prima dell’inizio dello spettacolo, come per anticipare l’atmosfera e la trama del balletto con canto Pulcinella di Igor Stravinskij, opera proposta in un raffinato “dittico neoclassico” insieme a La Favola di Orfeo di Alfredo Casella, nuova produzione con la quale è stata inaugurata la 52esima edizione del Festival della Valle d’Itria.
Una Commedia dell’arte, la prima, con finzioni e lieto fine, concepita da Stravinskij alla luce della nuova sensibilità musicale del Novecento, basata su musiche attribuite a Pergolesi e ad altri autori del ‘700, intrisa di joie de vivre, su misura della maschera napoletana Pulcinella.
Opera da camera la seconda, solenne e drammatica, composta sul mito di Orfeo su libretto di Corrado Pavolini (tratto da Angelo Poliziano), rappresentata a Venezia nel 1932, ispirata alla polifonia rinascimentale e al melodramma del primo Seicento.
La musica ha una funzione di commento in Pulcinella, mentre diventa strumento per cambiare la realtà ne La Favola di Orfeo.
Due i colori contrastanti e dominanti sulla scena: il bianco e il nero, per due composizioni ambientate in situazioni e atmosfere contrapposte: chiara, luminosa e birichina l’una; cupa e gelida, l’altra.
Un’ampia parete bianca con una porta nera al centro, da cui entrano ed escono ballerini e personaggi, fa da scena al “balletto” stravinskijano; bianchi sono anche i palloncini retti da una figurante che osserva lo scenario in abiti da scolara: grembiule nero e colletto bianco. Un tavolo e poche sedie campeggiano in scena. Un piccolo bouquet di fiori bianchi offerto alla sua amata da un corteggiatore geloso fa da contraltare a un sontuoso fascio di gigli, donato alla donna da un pretendente rivale. Un lungo velo bianco scorre sulla scena tra le mani dei presenti dipanando trame e unendo legami affettivi.
Al termine del “balletto”, l’esuberante musica stravinskiana, quasi senza soluzione di continuità, cede il passo all’ Ouverture di Casella e alla sua musica, aprendo uno scenario dal contrasto devastante, freddo, gelido, cristallizzato nella percezione della morte. Sullo sfondo, la parete bianca sfuma in un grigio cupo, echeggiato dai palloncini cangianti della figurante. Il lungo velo bianco - elemento di vita e consacrazione amorosa in Pulcinella – si trasforma in una visione drammatica e di morte per Orfeo, diventando infine strumento funebre con cui Euridice viene trascinata negli Inferi nel finale.
La scenografia semplice, d’effetto e di efficace impatto è stata realizzata dal regista Jean Renshaw in collaborazione con Sophia Debus, che ha curato anche i costumi. Ariose, eleganti e ben sincronizzate rispetto alla musica e alle scene sono le coreografie realizzate dalla compagnia di danza Eko Dance Project, composta da giovani ballerine in sobri abitini neri e ballerini in camicia bianca. In abiti neri anche il cast. Ben misurato l’effetto luci, curato da Lutz Deppe nel passaggio dall’atmosfera luminosa e ironica di Pulcinella all’oscuro e tenebroso scenario della Favola di Orfeo.
Sul podio, il giovane Nicolò Umberto Foron ha guidato l’Orchestra del Teatro Petruzzelli con magistrale competenza, chiara lucidità e perizia tecnica, esaltando ogni accento e sfumatura delle due partiture. Ha tenuto ben saldo il controllo dell’orchestra mettendo in luce ogni accento e asimmetria ritmica di Stravinskij, così come la tavolozza armonica e gli ingressi timbrici di Casella, di cui ha saputo valorizzare il linguaggio musicale rendendo trasparente il tessuto sonoro tanto denso quanto articolato. Impeccabile è risultata, inoltre, la gestione dei rapporti dinamici tra il palcoscenico e la compagine orchestrale, risultata sempre equilibrata anche nei dialoghi concertati tra solisti e orchestra.
Nel cast, Matteo Falcier, dalla voce chiara e ben calibrata, ha tenuto la scena in Pulcinella e nel ruolo di Orfeo con buon squillo e raffinatezza vocale. Il tenore ha convinto grazie a una linea vocale limpida ed omogenea, unita a una buona presenza scenica. Vigorosa e possente la voce di Roberto Lorenzi, che da rivale corteggiatore in Pulcinella entra d‘emblée nei panni dell’austero e severo Plutone nella Favola di Orfeo, non prima di aver intonato il delizioso terzetto in Tempo di minuetto “Pupillette, fiammette d’amore” con Chiara Mogini, in prossimità del Finale in Pulcinella. Il mezzosoprano si apprezza per l’interpretazione dell’aria “Se tu m’ami”. Si disimpegna bene Willingerd Gimenéz come Aristeo, pastore dalle cui insidie Euridice sfugge, trovando poi la morte a causa del morso di un serpente. Cecilia Taliano Grasso interpreta l’amata di Orfeo con buona partecipazione scenica e ansiosa carica emotiva. Completano il cast il mezzosoprano Flavia Moretti (baccante), Christian Fumarola e Bruna Punzi, come figuranti.
Ben curati e di piacevole ascolto sono i brani polifonici, in stile di madrigale rinascimentale, cantati dal coro di Driadi e Baccanti del Teatro Petruzzelli, preparato da Marco Madved.
Ampio consenso di pubblico con calorosi applausi alla terza rappresentazione.
Giovanna Facilla