Recensioni - Opera

Venezia: Ottone in villa

Torna il barocco a Venezia

Al teatro Malibran viene proposto "Ottone in villa" di Antonio Vivaldi, a distanza di sei anni dall'esecuzione in piena pandemia. l'Opera in tre atti è un misto fra il dramma eroico e quello pastorale, su libretto di Domenico Lalli, a sua volta ispirato da "Messalina" di Francesco Maria Piccioli. Fu la prima opera del Prete Rosso (che già era un grande e affermato compositore di musica strumentale) e venne rappresentata al Teatro delle Garzerie di Vicenza il 17 maggio 1713, in provincia, distante dall'ambiente musicale veneziano, in modo che un imprevisto insuccesso non potesse compromettere la sua carriera d'operista.

Il nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice è stato affidato anche questa volta a Giovanni Di Cicco, che ne ha curato regia (regista collaboratrice Emanuela Bonora) e coreografia. Secondo il regista "L'idea è quella di porre al centro della scena il corpo, inteso come luogo primario delle emozioni, attraverso la presenza di venti mimi-danzatori (coordinamento coreografico Associazione Deos Danse Ensemble Opera Studio) che non instaurano relazioni dirette con i protagonisti, ma agiscono come una proiezione fisica, quasi una materializzazione visibile, del desiderio di corporeità che i personaggi manifestano in modo esplicito e consapevole". Lo spettacolo elegante e funzionale si avvale delle scene di Massimo Checchetto (assistito da Serena Rocco) che con pochi elementi descrivono uno spazio simbolico, piuttosto che realistico.

Uno sfondo quasi sempre nero, dove ogni tanto vengono proiettati dipinti d'epoca, pavimento con sabbia, antiche rovine e capitelli dorici, ionico e corinzi. L'ambientazione inerente all'epoca è valorizzata dall'ottimo light designer di Andrea Benetello e dai validi costumi di Carlos Tieppo, ispirati agli elementi di terra, acqua, legno, fuoco, aria.

Alla guida dell'Orchestra del Teatro La Fenice (formata da archi, flauti a becco, ottavini, oboi, fagotto barocco, cembalo, tiorba) il maestro Diego Fasolis, bacchetta specializzata in questo tipo di repertorio e impegnato anche al clavicembalo. Una direzione nitida, precisa nei gesti, sempre conforme allo stile, alle articolazioni, attenta alle dinamiche e al rapporto con le voci, che ha saputo valorizzarle la partitura vivaldiana sin dalla briosa sinfonia iniziale.

Nel ruolo en travesti di Ottone, il contralto Margherita Maria Sala ha tratteggiato benissimo questo imperatore diviso tra gelosia e tenerezza. La voce è salda, robusta, a fuoco, completa su tutta la gamma, dai corposo gravi agli acuti radiosi. Sicura scenicamente, affronta con facilità le temibili fioriture di biscrome nell'aria “Frema pur si lagni Roma” e la tempestosa “Come l’onda”.

Ottimo il Caio Silio di Lucia Cirillo. Un'interpretazione partecipata unita ad una vocalità caratterizzata da un timbro chiaro, accenti variegati, finissima musicalità. Pregevole nell'aria “Chi seguir vuol la costanza” (tra le preferite di Vivaldi), sicura nelle concitate e brillanti colorature di “Gelosia tu già rendi l’alma mia”, commovente in “Guardami in questi occhi e senti”.

Cleonilla era Carlotta Colombo. Soprano leggero dal timbro brillante ed omogeneo, Nelle arie “Quanto m’alletta” e in “Caro bene” mostra fluidità negli acuti. Scenicamente seducente ed espressiva nei gesti, riesce a plasmare i diversi stati d'animo in "Tu vedrai s’io ti mancai" e “No, per te non ho più amor".

Anche Michela Antenucci nella parte di Tullia si distingue per un canto pulito, preciso, unito ad una forte personalità. Tra le varie arie emerge nella vivace "Due tiranni ho nel mio cor”, ma anche nella magica "L’ombre, l’aure, e ancora il rio” in eco con Caio, tra i trilli del violino e dei flauti dolci.

Infine il Decio di Ruairi Bowen. Tenore dal timbro limpido, morbido ed esile che si fa ben valere nelle arie “Il tuo pensiero è lusinghiero”, “Che giova il trono al Re”, “Ben talor favella il Cielo” e nei ritmi puntati di “L’esser amante”.

A fine recita numerosi applausi per questa scelta sicuramente insolita e coraggiosa, che conferma la qualità della stagione lirica veneziana.

Marco Sonaglia (Teatro Malibran-Venezia 20 marzo 2026)