Recensioni - Opera

Verdi torna a parlare al presente

Teatro esaurito al Regio di Parma per il Nabucodonosor di Pier Luigi Pizzi diretto da Francesco Lanzillotta che conclude il Festival Verdi 2026

Il terzo e ultimo titolo del Festival Verdi 2026 è Nabucodonosor, opera amatissima dal pubblico e che chiude idealmente il tema “Mondi lontani” proposto quest’anno.

Un nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma in coproduzione con il Teatro Comunale di Bologna e il Teatro Carlo Felice di Genova. Regia, scene e costumi di un maestro del teatro italiano: Pier Luigi Pizzi.

Il regista con la consueta classe ci propone un Nabucco minimale, lontano dalla grande abbondanza che siamo spesso abituati a vedere.
La scena è praticamente spoglia, squadrata, con una lunga scala nera come la pece, un trono dello stesso colore, una menorah, una torre dorata che crollerà e uno schermo sullo sfondo che da bianco candido diventerà blu e rosso acceso nel susseguirsi degli eventi, grazie anche alle gelide e incisive luci di Massimo Pizzi Gasparon Contarini, anche regista collaboratore. I costumi sono netti per distinguere bene i due popoli: gli ebrei con il bianco e il nero, i babilonesi con il rosso e il nero. Abigaille indossa un vestito di pelle nera molto sadomaso con gli shorts, stivali, un elmo e i guanti viola, dello stesso colore della tonaca di Nabucco. Immancabili i fisici statuari delle otto guardie, guidate dai movimenti di scena curati da Marco Berriel.

Il maestro Francesco Lanzillotta dirige l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna con ritmo vitale e appassionato alla narrazione. Molto bravo a sottolineare il fraseggio verdiano, sia sul piano strettamente risorgimentale che su quello più patetico. La pasta orchestrale è quanto mai perfetta, precisa in ogni sezione e soprattutto nelle dinamiche.

Difficile trovare nuove parole per il Coro del Teatro Regio di Parma diretto dal maestro Martino Faggiani. Possiamo lodare la sua duttilità nel passare da momenti particolarmente potenti sino ad arrivare al fatidico Va, pensiero, interpretato in maniera sommessa e commossa.

Nabucodonosor è il baritono Ariunbaatar Ganbaatar, che si sta imponendo sempre di più nel panorama lirico. La voce è sontuosa, generosa nei colori, con una buona dizione e proiezione. Curato il fraseggio, sicuro nella tecnica e nell’espressività. L’aria Dio di Giuda, cesellata nei fiati e nei legati, è tra i momenti più alti della sua prestazione.

Questa regia di Pizzi sottolinea l’importanza di Abigaille, che diventa la protagonista assoluta, la vera dominatrice. Con una presenza scenica ammaliatrice, ipnotica, androgina, Lidia Fridman domina la parte risultando quanto mai seduttiva. Riesce a cogliere tutte le sfumature interpretative del personaggio, dalla cinica durezza esteriore con una lama vocale particolarmente incisiva, ai momenti di abbandono dove trova morbidezza e colori toccanti.

Michele Pertusi ancora una volta si conferma quello straordinario artista che conosciamo. Il suo Zaccaria ha un’autorità vocale e scenica difficile da trovare. Il timbro caldo e avvolgente scolpisce la parola verdiana in un magma di nobiltà, drammaticità e religiosità.

Laura Verrecchia è una Fenena sofferente, dallo smalto timbrico robusto, brunito, quanto mai struggente nella preghiera Oh, dischiuso è il firmamento. Corretto, ma in alcuni momenti debole l’Ismaele di Andrés Moreno García. Di lusso le parti di fianco con i validissimi Adriano Gramigni (il Gran Sacerdote di Belo), Simone Fenotti (Abdallo) e Maria Cristina Bellantuono (Anna).

Teatro sold out con ovazioni per Fridman, Pertusi e Ganbaatar.

Il festival proseguirà fino al 25 ottobre; è già stato svelato il tema del prossimo anno, “La colpa e il perdono”, con Aroldo, La traviata e Stiffelio.

A distanza di tantissimi anni la musica di Verdi sembra parlare al presente, diventando quanto mai attuale e necessaria per capire che non è più il momento di rimanere indifferenti, ma di restare umani e soprattutto di tornare a pensare.

Grazie, maestro!

Marco Sonaglia (Teatro Regio di Parma, 18 ottobre 2026)