Al Teatro Sociale Il campanello e Deux hommes et une femme
Gustosa l’idea da parte del Festival Donizetti 2025 di riunire in un unico spettacolo Il campanello (Napoli, 1° giugno 1836) e Deux hommes et une femme (Parigi, 7 maggio 1860), due brevi partiture donizettiane che (come acutamente sottolineato anche dalla regista Stefania Bonfadelli) sembrano abbandonare il côté larmoyant, quasi sempre presente nei personaggi delle opere comiche del compositore, per accostarsi piuttosto all’irresistibile verve di un Ionesco o di un Feydeau.
Attinte al genere della più classica delle pochade, i due melodrammi condividono infatti una trama briosa e quasi speculare e bene ha fatto dunque la regista a darne una visione unitaria realizzando quasi un terzo teatrino in cui entrambe le storie trovano luogo ed azione.
Così, grazie alle belle scene di Serena Rocco ed ai vivaci costumi di Valeria Donata Bettella, il pubblico viene catapultato in un contesto quotidiano che rappresenta in un unico ambiente quelli deputati delle due opere: sulla sinistra il motel di Rita e sulla destra la farmacia di Don Annibale Pistacchio. I luoghi nella felice intuizione registica si intersecano poi continuamente fungendo da spazio scenico a questa o a quella esigenza teatrale, veicolando una visione d’assieme che accosta le due partiture quasi quali differenti portate di una stessa cena a tema.
Il lavoro con i giovani artisti della Bottega impegnati nello spettacolo appariva poi raffinato e coinvolgente giungendo ad un risultato che combinava garbata raffinatezza ad un felice intuito teatrale; anche per quanto riguarda l’aspetto vocale ed interpretativo i giovani si sono ben comportati, ma alla passione non sempre corrispondeva una sufficiente vis comica che, particolarmente ne Il campanello, è infatti venuta un po’ a mancare.
Detto questo Lucrezia Tacchi (Serafina), Pierpaolo Martella (Don Annibale Pistacchio), Francesco Bossi (Enrico) e Eleonora De Prez (Madama Rosa) si portavano al meglio delle loro potenzialità espressive. Molto bene Giovanni Dragano quale Spiridione.
Più omogenei ed equilibrati apparivano il gioco scenico e la caratterizzazione dei personaggi ne Deux hommes et une femme (ma bisogna anche dire che la presenza di Alessandro Corbelli era un jolly non di poco conto) dove assai bene si portavano Cristina De Carolis (disinvolta giovane virago) ed il talentuoso Pepé ritratto da Christóbal Campos Marin con un tratteggio interpretativo che univa alla bella vocalità una teatralità disinvolta ed elegante. Alessandro Corbelli (ça va sans dire) cesellava da par suo il personaggio di Gasparo, trovando giusto accento comico nella parola e nella sua sinergia con una gestualità sempre vincente e garbata.
Corretti il Coro dell’Accademia Teatro alla Scala diretto da Salvo Sgrò.
Enrico Pagano guidava con misura l’Orchestra Gli Originali trovando un taglio interpretativo mobile e cangiante.
Gremita la sala del Teatro Sociale da un pubblico divertito ed entusiasta che salutava al termine gli interpreti ed il Direttore con ripetuti applausi e chiamate.
Bergamo, 23/11/2025