Recensioni - Opera

Verona: Convince l’opera al telefono

Pregevoli esecuzioni de La Voix Humaine e di The telephone concludono la stagione 2021 della Fondazione Arena

Un filo sottile collega i due atti unici che hanno concluso la stagione operistica 2021 della Fondazione Arena di Verona al Teatro Filarmonico: il filo del telefono. Entrambe le opere hanno infatti questo apparecchio  come protagonista e, pur trattandosi rispettivamente di una tragedia e di una farsa, il loro abbinamento si rivela azzeccatissimo.
Nella Voix Humaine di Francis Poulenc -ispirata al monologo di Jean Cocteau- una donna, definita come Elle, è protagonista di una struggente telefonata con il suo amante che, ormai  in compagnia di un’altra, la sta lasciando, mentre in The telephone di Gian Carlo Menotti i tentativi di Ben di chiedere Lucy in moglie vengono sempre interrotti dall’arrivo di qualche telefonata fino al simpatico epilogo.

La regista Federica Zagatti Wolf-Ferrari coadiuvata dalla scenografa Maria Spiazzi crea un’ambiente unico, stilizzato, costituito da una pedana che, mutando di poco gli arredi, ben si adatta ad entrambe le situazioni. Nella Voix humaine troneggia un letto sul quale pende il lunghissimo filo del telefono che lentamente sale verso l’alto, sino al suggestivo finale in cui la donna si protende per riafferrare la cornetta, ormai irraggiungibile, a simboleggiare il definitivo abbandono da parte del compagno. In The telephone, invece, i due protagonisti parlano al cellulare, circondati da pacchi di Amazon, mentre dal soffitto pende una distesa di fili del telefono recisi dai quali tentare di districarsi.
Entrambi gli spettacoli funzionano bene, anche se in The telephone alcune controscene di Ben suonano un po’ stereotipate, e molto gustoso è anche il cambio scena -i due atti unici si susseguono senza soluzione di continuità- durante il quale ascoltiamo una sequenza di suonerie telefoniche dall’immediato dopoguerra ai giorni nostri.

Assolutamente di pregio anche l’aspetto musicale che ha visto in Francesco Lanzillotta un concertatore attento ed ispirato che ha colto perfettamente lo spirito di entrambe le partiture. Le tinte corrusche e drammatiche di Poulenc si sono stemprate nella giocosa (e un po’ ingenua) solarità di Menotti. Ottima la prova offerta dall’orchestra della Fondazione Arena nonostante la disposizione a livello della platea -e non nell’abituale golfo mistico- alterasse gli equilibri sonori con i cantanti, che però non ne hanno particolarmente risentito.
Lavinia Bini è stata protagonista di una magnifica interpretazione di Elle. Dotata di un timbro luminoso e suadente, la cantante toscana ha costruito un personaggio ricchissimo di sfumature, cesellando ogni accento e riuscendo a trasmetterne con grande efficacia l’angoscia e lo strazio.
Ottimamente assortita anche la coppia di The Telephone: Daniela Cappiello è una Lucy frizzante e dal carattere deciso, mentre Francesco Verna è un Ben simpaticamente incisivo.

Una produzione riuscita da tutti i punti di vista, salutata da applausi calorosi e sinceri, nonostante la replica cui abbiamo assistito sia stata purtroppo caratterizzata da una scarsa affluenza di pubblico.