Recensioni - Opera

Verona: La Traviata al Moulin Rouge

A metà giugno in Arena ha debuttato una nuova produzione di Traviata, forse l'opera più rappresentata di Giuseppe Verdi

Come da tradizione si è optato per qualcosa in stile kolossal con il palcoscenico ricco di tanti elementi tesi a catturare l'attenzione del pubblico.

Paul Curran che cura la regia sposta la vicenda ai primi del Novecento, in piena epoca Belle Époque, con una Parigi sgargiante e colorata.

A sipario aperto si possono ammirare i bellissimi manifesti d'epoca (tra cui Toulouse-Lautrec, le Chat Noir, les Folies Bergère) che lasciano il posto alle scenografie di Juan Guillermo Nova che ci trasportano nel primo atto nei pressi di Montmartre nel quartiere di Pigalle, su Boulevard de Clichy, dove sorge il Moulin Rouge, che viene ricostruito con il suo luminoso mulino a vento, l'enorme elefante che era presente nel giardino del locale e il palco con le ballerine di can can. Nel secondo atto invece troviamo la casa stile liberty con le sue vetrate e il suo giardino. Si ritorna poi al salone delle feste con un trionfo di coriandoli, fontane, bottiglie di champagne. Infine la stanza di Violetta dove regna la sobrietà e l'abbandono.

Le luci ben gestite sono di Fabio Barettin, gli eccentrici costumi di Stefano Ciammitti, le bizzarre coreografie di Kyle Lang (coordinatore del ballo sempre Gaetano Petrosino).

Dopo il Nabucco, Michele Spotti torna alla guida dell'Orchestra Fondazione Arena di Verona. Il maestro dirige con gesti sciolti, energici e con puro divertimento. Ne esce una interessante rilettura, trovando tutte le agogiche della partitura che vanno a valorizzare ogni preciso momento. Funzionale il coro diretto dal maestro Roberto Gabbiani che trova nel finale del secondo atto la massima brillantezza.

C'era un curioso interesse verso il debutto in Violetta Valéry di Vasilisa Berzhanskaya. Il mezzosoprano, oramai passata al repertorio da soprano, possiede una voce molto estesa, che sa gestire bene. Nel primo atto affronta il "Sempre libera" (nonostante un attacco incerto e qualche durezza negli acuti) con fluidità nelle agilità e un centrato mi bemolle finale, riuscito il duetto con Germont, sbrigativa nella lettura della lettera, intensa nella romanza "Addio, del passato". Il personaggio però non risulta ancora compiutamente caratterizzato e merita un ulteriore approfondimento.

Antonio Poli è un convincente Alfredo Germont. Il tenore con il suo timbro suadente, argentino, senza forzature, attento alle sfumature, sottolinea bene il giovanile ardore nell'aria "De' miei bollenti spiriti" e anche nella cabaletta "Oh mio rimorso!... Oh infamia", pur con qualche segno di stanchezza. Lo ritroviamo energico nell'arietta "Ogni suo aver tal femmina", delicato nel duetto "Parigi, o cara", con una recitazione sempre partecipata e credibile.

Luca Salsi è uno straordinario Giorgio Germont. Il baritono oramai ha Verdi nel suo DNA, tenendo sempre a mente la grande lezione sulla parola scenica. Ovviamente lo si apprezza per la sua pastosità timbrica, per l'omogeneità di emissione, per la nobiltà di fraseggio, per l'incisiva proiezione. Il duetto con Violetta "Pura siccome un angelo" è quanto mai calzante, l'aria "Di Provenza il mare, il suol" è eseguita con controllo nei fiati, nobiltà negli accenti e curato gesto scenico.

Pregevole l'Annina di Francesca Maionchi, che mostra sicurezza vocale, buon volume, appassionata presenza scenica. Corposa la Flora Bervoix di Anna Werle, preciso il Gastone Visconte di Letorières di Carlo Bosi, valido Il Barone Douphol di Nicolò Ceriani, vibrante Il Marchese d’Obigny dell'ottimo Gëzim Myshketa. Sempre una garanzia i validi Gabriele Sagona (Il Dottore Grenvil) e Francesco Pittari (Giuseppe). Completava il cast Carlo Bombieri (Un Domestico di Flora/ Un Commissionario).

Arena vicina al sold out, sempre generosa di applausi, con autentiche ovazioni per Berzhanskaya, Poli e Salsi.

Marco Sonaglia (Arena-Verona 31 luglio 2026)