Suggestiva serata agostana in Arena, con un buon cast capitanato da Luca Salsi
La stagione lirica in Arena prosegue con una suggestiva serata di luna piena, che inonda l’anfiteatro scaligero di un’atmosfera sognante e gravida di caliginosa calura estiva.
Torna il Nabucco di Giuseppe Verdi, con la regia, scene e costumi di Stefano Poda. La messa in scena si conferma uno spettacolo prettamente simbolico, di forte impatto visivo e di intensa partecipazione corale, come già riferito nella precedente recensione: https://www.operateatro.it/it/recensioni-Opere/L-Arena-inaugura-con-un-Nabucco-contemporaneo-ricco-di-simboli-e-tecnologia
Ad una seconda visione convincono particolarmente le parti mimiche e coreografiche, che hanno acquisito scioltezza e sicurezza con le repliche. Tutto sembra nell’insieme più rodato e preciso. Le posizioni, studiate con maniacale precisione, si colgono meglio e dispiegano la loro capacità comunicativa in stretta relazione con la storia e con il libretto.
Resta in alcune parti una certa sensazione di “eccesso”, in particolare nel finale della prima parte dove le gabbie, in cui vengono incarcerati gli ebrei, non ottengono l’effetto sperato e risultano brigose nell’allestimento. Piccolo inghippo tecnico nel finale, quando i due imponenti elementi scenici luminosi non si sono uniti come previsto.
Il cast si distingue per omogeneità e bravura complessiva.
Mattatore della serata Luca Salsi, che si conferma in ottima forma, dominando senza problemi la parte e ricevendo gli applausi più convinti. Come sempre una garanzia.
Al suo fianco la Abigaille di Olga Maslova, al suo esordio nella parte in Arena. Il soprano inizia prudente, ma acquisisce via via sicurezza, grazie ad una voce timbrata e dal volume adeguato all’Arena. Ha una facile salita all’acuto e un uso appropriato della voce di petto, non sempre a fuoco il fraseggio. Molti applausi anche per lei.
Francesco Meli si conferma un lusso per la parte di Ismaele. Il tenore genovese ha voce generosa e spavalda e domina il personaggio con sicurezza. Al suo fianco Anna Werle come Fenena, sicura e professionale.
Alexander Vinogradov ha una vera voce di basso e regala un Zaccaria ieratico e solenne, sfoggiando acuti sicuri, ma soprattutto note basse timbrate e sonore, cosa non facile nello spazio areniano. Vinogradov si conferma un cantante di primo piano, sicuro ed eclettico.
Senza riserve la professionalità dei comprimari: Gabriele Sagona, Matteo Macchioni, Elena Borin.
La direzione di Pinchas Steinberg si caratterizza per tempi lenti e distesi, ma resta a suo modo coerente e intelleggibile, ottenendo il meglio dai numerosi cori e confermando la lettura asciutta del “Va’ Pensiero”.
Arena quasi piena e molti applausi per tutti nel finale.
Raffaello Malesci (Sabato 9 Agosto 2025)